Bea e Filippo

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venerdì 21 marzo 2014

La differenza felice

Ieri era la giornata mondiale della sindrome di Down. In questi giorni è circolato in Rete questo video, a mio avviso non solo toccante, ma estremamente vero.

Dear Future Mom



Qualche mese fa riflettevo proprio su questo tema con chi non immaginava nessuna felicità per bambini, famiglie che avessero a che fare con forme di disabilità. Mi colpì quella posizione. Mi turbò.
Risposi così. E questo è quanto confermo come pensiero, perchè ci credo.
Me lo dice quell'abbraccio!

Le differenze. 
Quelle che rendono ogni persona unica. 
Quelle che permettono ad ogni cosa di non essere considerata il clone di un'altra. 
Quelle del pensiero e quelle fisiche. 
Quelle che avvicinano.
Le differenze.
Quelle esteriori e quelle interiori. 
Quelle che sono l'anima dell'imperfezione. Un po' a te e un po' a me. 
Quelle che alla fine rendono tutti un po' simili.
Le differenze.
Quelle che non mettono steccati o gradini.
Quelle che ti fanno apprezzare e amare.
Quelle difficili da accettare, ma che ti mettono in gioco.
Quelle che ti insegnano il rispetto. 
Le differenze.
Quelle che celano il mistero della felicità.
Quelle volute e quelle ereditate. 
Quelle che favoriscono contatti.
Quelle che generano complementarietà.
Le differenze.
Quelle che uniscono.
Quelle che non devi giudicare, ma solo amare.
Quelle dette o tenute dentro.
Quelle naturali o senza un perché.
Le differenze.
Quelle che hai solo tu, e non sono sempre le migliori.
Quelle dei volti e degli sguardi.
Quelle della salute o delle malattie.
Quelle che fanno sorridere o riflettere.

Le altre non mi interessano.

lunedì 23 dicembre 2013

Natale e regali! ... che cosa è Buono?

Siamo in macchia. la radio è accesa. I bambini reclamano il cd di Max Pezzali... sono diventati dei fan... mi accingo a metterlo. facciamo in tempo a sentire un pubblicità radiofonica. E' quella del Grana Padano.
Ascoltatela. Nel dialogo tra padre e figlio il papà alla ad un certo punto afferma che Babbo Natale esiste "per portare i regali ai bambini buoni...".
A Filippo qualcosa non torna: "Papà, perché Babbo Natale porta i regali solo ai bambini buoni?". Mi prende in contropiede. Pure a me quell'affermazione suona male.
Lì per lì non so cheddire. Poi me ne frego e rispondo che: "Quel papà si è confuso... Babbo Natale sa che non ci sono bambini cattivi. Che i regali arrivano a tutti. Può capitare che qualche bambino sia un po' monello qualche volta, ma Babbo Natale non dà punizioni, soprattutto a Natale".

Tutto il rispetto per il Grana Padano: lo adoro. I mie figli ne vanno matti. ma quel messaggio, a mio avviso, è proprio stonato. Non è buono come il prodotto... anzi lo rende, in quel frangente quasi antipatico. Diciamo che non tutti i copy sono dei fenomeni... perché non bastano le intenzioni: i messaggi posso nascondere vari significati e vanno previsti. 

Suvvia il regalo è regalo. E' gratis per natura. E' una delle poche cose non ancorata al merito. Perché ridurlo ad un compenso legato alla bontà?
Perché far pensare ad un bambino che Babbo Natale (il simbolo del dono, della bontà) possa fare delle liste: i buoni e i cattivi?
Perché ingenerare il dubbio di non sentirsi del tutto a posto? Magari per una sgridata un bambino vive il timore di non essere tra i buoni prescelti.

Magari nel tempo si è esagerato. Forse il costume ha un po' inquinato il clima natalizio con un'eccessivo peso ai regali materiali. Non sta a me giudicare. E non lo voglio fare.
Ma il regalo ha un valore in sè.
Poi so benissimo (perchè ci sono pienamente coinvolto) che, come scrive bene il mio amico Gae, un po' di ricattoterapia la si fa sempre...
Ma a Natale e per  i suoi regali non riesco.

Il regalo lo si fa per piacere, per suscitare un sorriso. Per esprimere vicinanza, affetto.
Senza buoni e cattivi.
Vabbè, lo so, ci sono i regali "obbligati", quelli che un po' pesano... non si sa mai che cosa prendere. Se ne farebbe a meno. 
Ma quelli per le persone care a volte è più bello farli che riceverli! Si pensano, si scelgono con cura. 
A volte si osserva il volto di chi li apre quasi con trepidazione! Si spera di scorgere gioia vera! E quando c'è si moltiplica. Si contagia.

E' Natale anche questo. Gustare i doni per quel che sono, non perché guadagnati!

Beatrice e Filippo l'altra sera ci hanno detto: "Mamma, papà noi vogliamo che Babbo Natale vi regali una bel  viaggio."
Sanno che ci farebbe piacere!
Hanno forse capito un pezzetto di bontà?


lunedì 7 maggio 2012

Che cosa non posso dare ai miei figli

Tante volte penso a quello che posso (e devo) trasmettere e dare ai miei figli: amore, l’educazione, l’esempio su come agire, quello di cui necessitano a livello materiale (nel limite del possibile e nell’orizzonte del necessario o dell’utile. Filippo ieri mi ha  detto che lui vorrebbe una nave dei pirati. Vera! Lì non ci arrivo proprio).
La visione delle cose, della vita, la serenità.
L’affetto che si meritano e così via. 
Come papà – e come genitori -, posso,  e  in certi casi devo, saper dare ai miei figli ciò che serve  loro per affrontare la sfida di una vita che in fondo“ho contribuito a scegliere” per loro. 
Io e mia moglie siamo stati “causa” del loro esistere e sarebbe davvero molto brutto non prendere sul serio il percorso che dalla loro nascita li deve condurre all’indipendenza. Sì, brutto, non è da genitori. 
E la responsabilità del genitore è quella di  esserci, e senza deroghe, in questo cammino come presenza insostituibile. Presenza attiva, viva, ferma e tenera allo stesso tempo.
Ma anche un genitore non può tutto. E non deve tutto. Non sarà mai padrone di altre vite, neppure di quelle dei propri figli: ne potrà essere custode e responsabile per un certo periodo. Profondamente unito; ne sarà affezionato, legato da un amore profondissimo, ma mai padrone.
Infatti ci sono un sacco di aspetti della vita dei figli che un genitore non potrà (e non dovrà) mai decidere o determinare.
Un genitore non potrà mai imporre gli affetti e le amicizie. Potrà capitare (e quante volte sarà successo) che un genitore dica ai propri figli che tizio va bene, mentre caio no. Se anche avesse ragione sarà impossibile sostituirsi ai sentimenti di affetto o di amicizia che un figlio potrebbe provare per altri. Non esiste un telecomando che regoli queste dimensioni o che le possa  spegnere. Non esiste un regolatore delle percezioni affettive dell'altro. Si può educare ad apprezzare certi stili, a dare valore a taluni comportamenti piuttosto che ad altri. Ma nell'intimo di ognuno di noi si genera l'affetto.
Che amicizie avranno i mie figli? Di chi si innamoreranno? Chi lo sa!
Un genitore non potrà mai decidere le passioni: se da una parte succede che un figlio, quasi per osmosi, possa condividere sinceramente certe passioni dei propri genitori, dall’altra, invece, spesso accade che ne   abbracci altre, magari totalmente diverse. Addirittura opposte. Le passioni sono un richiamo, di razionalità ed emotività, tipico della persona nella sua singolarità. E’ per passione che  un individuo  abbraccia o l’arte o uno sport;  degli ideali o la bellezza;  la natura e gli animali, i libri e la musica,  chi più ne ha più ne metta. Non si possono imporre, al massimo condividere.
Un genitore non potrà dare le idee. Rispetto ai propri figli sono certo che  si possa influenzare un pensiero o spingere a essere più inclini a determinati valori piuttosto che ad altri, ma quando il figlio diventa adulto e indipendente deve, ribadisco deve,  avere le sue idee. Un suo pensiero. Un suo modo di guardare alla realtà. Una sua – solo sua – capacità critica di fronte a quanto avrà di fronte. La vera sconfitta di un genitore è quando non è così. Da giovane con mio padre spesso mi confrontavo, anche animatamente, su idee o visioni delle cose discordanti. Lui aveva le sue idee ed io le mie: ne andavamo orgogliosi entrambi.
Un genitore non può dare la fede. Ne accennavo nel post di qualche giorno fa.  "Qualunque" Dio non tollera l’imposizione a credere. La fede si gioca nella libertà del riconoscere un Senso al proprio vivere che l’uomo non si auto-genera, ma semplicemente accoglie. In famiglia eventualmente un figlio vede se la fede è vissuta e il bene che può produrre. Ma poi tocca a lui.
Un genitore non riesce a generare capacità. Immaginare la "perfezione" (quando mai?) o particolari abilità per i propri figli significa desiderare per loro eccellere. Creare in loro attese inutili rispetto a proprie presunte doti inesistenti, o semplicemente comuni, significa indirizzarli alla frustrazione. Vale di più una sana e realistica autostima che mille complimenti su quello che non c'è!
Un genitore non può dare la felicità. Ne deve tratteggiare contorni nel presente, indicarla come meta che si conquista o semplicemente a volte si scopre passo dopo passo. Non è detto la conquisti per intero. Ma certamente non può essere consegnata in un pacchetto dono. Nessuno lo può fare per un altro. 
Ci sarò molto altro ancora...essere genitore non è dare per forza, soprattutto quanto non è trasferibile, ma esserci per preparare la via alle vere conquiste della vita.
Poi si libereranno e voleranno a solcare orizzonti tutti loro! Che siano i migliori!
Mi dico pure: per fortuna! Non voglio dei figli cloni di me o di mia moglie… o di chiunque altro ne volesse determinare i comportamenti.  I miei figli, non sono miei: nel senso che le loro vite non mi appartengono e devono potersi costruire attraverso i loro affetti e amicizie. Attraverso le loro passioni e la loro fede. Attraverso il loro modo di ricercare la felicità. A noi genitori il compito di preparare la strada.

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