Bea e Filippo

Bea e Filippo
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martedì 22 aprile 2014

Divieti generazionali? ... il gioco in condominio.

La pasqua è passata. Più sole del previsto. Che incazzatura gli albergatori valtellinesi... da 10 giorni tutti minacciavano tempaccio invernale... alla fine la pioggia è arrivata solo domenica verso sera. 
Vabbè il meteo in fondo prevede soltanto o forse faceva comodo che si rimanesse a casa, e vai di retropensiero.
La pasqua è passata dicevo. Riposo, serenità, compagnia, e con le solite sorprese, quelle dell'uovo, un po' deludenti. 
Ma che se ne fa un bambino di 4 anni di un portachiavi dei trasformers? Che cavolo di chiavi si dovrebbe portar dietro? Quelle dell'armadietto dell'asilo? 
Come si fa a donare a una bambina (uovo rosa... quindi da bambina) un mini cofanetto dei segreti quando per chiuderlo il papà immancabilmente spezza la chiave e per ripararlo rompe il resto? Come rovinare i rapporti con le proprie figlie!
Per fortuna il cioccolato non era male. Finalmente ho trovato uova per bambini al fondente... per la gioia di tutti, soprattutto mia. I bambini si stanno godendo un supplemento di vacanza. Noi genitori siamo rientrati al lavoro. 

Ma la vera sorpresa campeggiava ieri sera sull'ascensore. Un bel foglio, a firma dell'amministratore, che recitava più o meno così... parafraso per far capire meglio:

"Comincia a far caldo
 e purtroppo le tre o quattro famiglie
 - i nostri condomini hanno circa 90 appartamenti ndr - 
con bambini (sotto i 7 anni...) se ne approfittano per far giocare i propri figli all'esterno.
 Peggio ancora: c'è qualche nonno
che fa giocare i nipotini, che però abitando in altre case non potrebbero farlo! 
Ecchecca**o!
Nel giardino condominiale si può sostare,
possibilmente in silenzio, 
vietato l'uso della palla: si usura l'erba e qualche pianta secolare. 
Ee per caso qualche bambina o bambino tentasse di divertirsi, 
anche solo per imparare,
con la bicicletta, il monopattino 
i pattini a rotelle lo dovrebbe fare sul prato. 
E visto che lì è impossibile se ne vada in strada, 
perché negli ampi spazi condominiali calpestabili
non si può. 
Inoltre il gioco è severamente vietato dalle 14.alle 16.30.
Il riposo del giusto è sacro.
Tutto questo,  per chi non se ne fosse accorto,
è previsto dal regolamento 
e i trasgressori verranno severamente richiamati all'ordine."

Quel povero "cristo" di Amministratore l'avviso l'ha messo perché qualche condomino solerte glielo ha sollecitato. Sì perchè i paladini dell'ordine esistono! Sono necessari al bene comune, e per questo amano fustigare il prossimo ergendosi a paladino del regolamento. Dimenticano la propria infanzia, quella dei loro figli, quando proprio negli spazi condominiali insegnavano ad andare in bicicletta. Oppure se lo ricordano bene: non hanno potuto farlo perché il vicino scassapalle glielo aveva impedito e quindi perché permetterlo a ste cavolo di nuove generazioni che hanno già tutto? 
Non si fa! In fondo disturbo non ne arriva, rumore nemmeno. Non si rompe nulla, ma questo non interessa: il regolamento non si discute! E quindi il sollecito all'amministratore. Certo parlarne con i colpevoli non si fa: figuriamoci, fare la figura di merda del cattivo? Mai! Meglio l'anonimato.

In verità con Bea  e Filippo sfrutto poco gli spazi comuni. Giochiamo raramente nel giardino condominiale, men che meno a palla. Magari col mitico super tele che si usura a contatto col l'erba... non viceversa.

Prometto che però in questo bel mese di maggio che si aprirà lo farò con più costanza. Mi impegnarò: palla, bici, monopattino, pattini e magari tennis e golf!
Voglio essere richiamato. Spero in una nota disciplinare. Ma soprattutto desidero ardentemente capire chi è (o sono) il fustigatore! O chi sono i paladini del regolamento. Perchè tutti sorridono ai bambini, li salutano e dicono: "Come cresci bene, come sei carino, come sei bravo". Ma se potessero.
In fondo quello che è torto è un diritto! Capisco l'educata regolamentazione, ma il divieto ostinato e anche un po' rancoroso proprio faccio una gran fatica a somatizzarlo!

C'è qualcosa che non funziona in questo cambio generazionale... me ne sto convincendo da tempo. Non mi hanno mai entusiasmato le rottamazioni, ma credo che con una giusta dose di bontà e benevolenza, andrebbero attuate per decreto... parliamone!





venerdì 13 dicembre 2013

In Italia: i bambini "senza ossigeno"

E' troppo forte per non parlarne. O almeno per non pensarci su e riflettere un po'. L'Atlante dell'infanzia di Save the children nel quale è contenuto il rapporto l'Italia Sottosopra, denuncia che nel nostro Paese un milione di bambini vivono in una condizione di povertà. In più ce ne sono un milione e 300.000 che si trovano in condizioni di disagio dovute alle condizioni della famiglia.
Totale: in Italia quasi due milioni e mezzo di bambini soffrono condizioni precarie. Vivono quotidianamente l'esperienza della deprivazione: poco cibo, poche possibilità, poca cultura o attività extra.
In Italia. Nelle nostre città. Accanto a noi.

Ma quello che più mi fa pensare è che il rapporto evidenzia che la condizione di questi bambini soffrono anzitutto un problema di prospettiva, di possibilità. Recise o rese estremamente complicate da una condizione precaria, ma minate non solo dalla crisi degli ultimi cinque anni. Ridotte, in verità, dalle politiche italiane rispetto all'istruzione: da noi sono anni che non si investe su formazione e conoscenza. Siamo l'ultimo Paese in europa per fondi dedicati all'istruzione. 

Quindi il problema non è solamente legato ad un presente "con pochissimo ossigeno - come si precisa nel rapporto -: cibo ridotto, nessun libro, scuola solo al mattino, niente attività extra (musica, sport, ecc.)", ma anche al futuro. La precarietà del presente condiziona una crescita culturale capace di spezzare la spirale negativa: senza sostegni dallo stato la condizione non migliora neppure col tempo. Si innesta, mi vien da dire, un'eredità al ribasso.

Tutto questo mi fa pensare. Molto. Mi turba anche un po'. Perchè non riesco a sopportare queste disparità senza soluzioni. Non mi piace pensare che il mio Paese viva ogni giorno con questo fardello, nella consapevolezza che il futuro negato a milioni di bambini determini nel lungo periodo un impoverimento generale. Quello di un'Italia che non avrà solo il problema del debito pubblico, ma quello di una popolazione culturalmente sempre più povera e quindi incapace di agganciare il futuro. Le nuove prospettive. Una crescita che non sarà mai, nel nostro occidente, meramente produttiva, ma necessariamente innovativa.

In tutto questo credo che sia necessario non solo pensare, magari intristendosi o incazzandosi, a quanto emerge da un'analisi impietosa, ma anche  provare a immaginare soluzioni. Proposte. E azioni.
Save the Children sottolinea come sia indispensabile che lo Stato ricominci a investire in "Scuola" e che ci siano "territori ad alta densità educativa, però aperti a tutti, senza distinzioni".

Ma questo basterà? In quanto tempo si potrà porre rimedio alla devastante condizione a cui sono costretti milioni di bambini ( e le loro famiglie) in italia? 
I tempi della nostra politica sono lunghi. Spesso perchè le preoccupazioni, purtroppo, sono altre. 
E se inaugurassimo i tempi della società civile?
Magari se come famiglie, insieme ai comuni, ci si facesse carico di creare spazi accessibili?
Magari disurbanizzando il sistema?

Non lo so. Prometto che comincio a guardare se ci sono esperienze in giro... ma qui si deve per forza fare qualcosa!!



giovedì 27 giugno 2013

Genitori Blogger .... oltre le opinioni

Il tema è lanciato da Rossella Boriosi su la 27Ora, il Blog del Corriere della Sera: Genitori Blogger: è giusto parlare dei nostri figli in rete? E la loro Privacy?
Rossella cerca di delineare i contorni della questione suscitando interrogativi e stimolando una riflessione in merito. Lei stessa né è coinvolta. 
Riflessioni e dubbi, che poi trovano spazio nei commenti successivi (quasi tutti di blogger) che aggiungono temi e argomenti. Nella logica della  viralità e condivisione dei pensieri che cercano di fornire un contributo o un’esperienza. 

Ad un certo punto spunta questo commento.

Lettore 2672835, mi fanno un’infinita tristezza tutti quei genitori che con “affettuosa” indifferenza postano qualsivoglia immagine – nonché racconto – dei loro figli e della loro vita al web. Una vita fatta di gesti, parole, intimità… Il suo articolo è molto interessante, perché si pone una domanda nell’interesse dei figli e dei bambini. Già, perché nel loro interesse, vengono fatte assai poche cose in una società adultocentrica come la nostra! Rispetto zero, per piccole e indifese creature che vengono spesso trattate come accessori, belli e felici nelle foto mostrate al “mondo”, come un paio di scarpe nuove. Il tempo che viene consumato per mostrare e/o raccontare di loro, i bambini lo passerebbero volentieri con noi, genitori consapevoli e presenti al momento, leggendo un libro, facendo una corsa al parco… questo più di ogni altra cosa conterebbe per loro; senza voler parlare della privacy e del fatto che quando saranno più grandi, forse, potrebbero non apprezzare proprio per niente le “simpatiche” condivisioni effettuate da genitori distratti e affettuosamente indifferenti. Ma questa è una mia opinione e, come è ovvio, io non ho nessun blog, non me ne vogliano chi lo ha. 

Non resisto e replico.
Caro lettore 2672835, (senza nome…): sintetizzo: “infinita tristezza”, “affettuosa indifferenza,rispetto zero, Bambini accessori, come scarpe nuove. Tempo rubato a loro per scrivere e invadere la privacy. Per finire: genitori distratti e affettuosamente indifferenti. Almeno s’è fermato/a qui. mancava solo richiedesse l’incarcerazione preventiva… Non “gliene voglio”, anche se ho ho un blog, e ogni tanto posto foto. Non “gliene voglio” perché, nonostante i mille difetti che ho come padre, non mi riconosco in quello che descrive… non tanto perché non rubo tempo tempo per scrivere (i miei figli alle 9.30 di sera dormono beatamente), e neppure per un’acritica visione della mia vita. Ma perchè l’avere un Blog non è un discrimine rispetto all’essere o meno un buon padre/madre. Non è detto, inoltre, che lei che non ha un blog riesca ad essere rispettoso, che non sia distratto, che passi tutto il tempo che può con i bambini… che non sia indifferente. Un conto è esprimere un’opinione sul tema: blog si o no? Farlo così o pomì?  Un conto è giudicare chi scrive. E pensi che cerco pure di insegnarlo ai miei bambini… nonostante scriva un blog. “Non gliene voglio” anche se credo sia importante pesare le parole prima di scriverle (si ricordi che rimangono)… per una sorta di rispetto che forse leggendo qualche blog lei potrebbe riacquistare riconoscendo che la relazione educativa e genitoriale con i propri figli non si gioca nel o col Blog… ma in ben altre circostante. E proprio per queste - a lei ignote - le consiglio di evitare – almeno per rispetto – sentenze verso le persone … questo sì genera “infinita tristezza. 

Per chiudere con la lettrice 2672835(si scopre che è una donna e mamma) che cerca di correggere il tiro. 

Caro ilmiosuperpapa, le chiedo scusa e la ringrazio per aver risposto alla mia “opinione” con gentilezza. Sono su tutto d’accordo con lei, è vero quando scrive che avere un blog non è un discrimine rispetto all’essere o meno un buon genitore ed è altrettanto vero che non avere un blog, non sia certo garanzia dell’essere un buon genitore. Ho alzato un po’ i toni senza rendermene conto, ma non volevo giudicare cattivi genitori tutti coloro che postano qualcosa sui loro figli o che hanno un blog a riguardo. Evidentemente invece l’ho fatto e mi dispiace, ma quando si parla di bambini, si parla di persone che non hanno modo di decidere della loro vita né di difendersi e, sulla base della mia esperienza – seppur misera – noto spesso una forte mancanza di rispetto nei loro confronti. Ecco, questa cosa mi fa arrabbiare moltissimo e allo stesso tempo mi rende molto triste. Non può negare che in questo caso, come in tanti altri, gli adulti abusino troppo spesso del loro “potere” senza mai chiedere il permesso!!  La ringrazio per avermi fatto riflettere su ciò che ho scritto, alla prossima cercherò di esprimermi in maniera diversa e… visiterò senz’altro il suo blog appena possibile!! Sono una super mamma anch’io!! 

Rimango dell’opinione che a un figlio cresciuto  faccia più male leggere commenti come quello della lettrice-mamma 2672835, che non i post dei propri genitori… magari con qualche foto. 
Ma questa è la mia opinione.

Forse sono uno scassa palle…,  a me piace leggere opinioni, anche diverse dalle mie… piace il confronto. Ma quando spacciare giudizi gratuiti per semplici opinioni mi infastidisce e parecchio…... 
anche perché mancanze di rispetto verso i bambini (i propri figli) da parte dei Blogger io non ne ho nè viste nè lette...

giovedì 18 ottobre 2012

Piccoli milionari? No, piccoli e basta!

... post ispirato da Volete dei piccoli milionari...

E' spesso più facile fare in modo che i bambini "siano innalzati" al nostro livello di adulti, piuttosto che fare lo sforzo di abbassarci al loro.
Nel primo caso tendiamo a rendere innaturali i percorsi con la bruttissima affermazione “sono degli ometti/ delle piccole donne”. Ma è più facile fare così. Alla fine noi facciamo quello che ci piace e l’adattamento è delegato dei bimbi: se poi si annoiano, non capiscono, rimangono disorientati son “cavoli loro”.Li immegriamo in cose, mondi esperienze che spesso non sanno comprendere e apprezzare. Se fosse il contrario ci dovremmo probabilmente interrogare...
Non ci rendiamo conto che al posto di aggiungere a loro qualcosa rischiamo di privarli del necessario: del gioco, dei tempi a loro misura, delle freschezza della loro età, dell'unicità del loro mondo e del loro tempo. In questo caso irrimediabilmente irrecuperabile. Non si torna indietro.
Perchè mandarli a scuola un anno prima (per fare un esempio... forse dei meno drammatici)? Un anno in meno di giochi e tranquillità perchè? Per lavorare un anno prima. Esagero: ma mi sembra accanimento terapeutico....
Nel secondo caso la scelta è diametralmente opposta: come genitore “mi abbasso al loro livello” per garantirne una crescita graduale, equilibrata, serena. Senza strappi o pretese inutili (e spesso nocive).
Mi abbasso in senso figurato: non divento bambino, ma entro nel mondo del bambino perchè i piccoli lo percorrano tutto e fino in fondo. Le scelte saranno fatte per loro, non per me. Perchè si preparino ad ogni dopo - il fantomatico futuro -  gustando tutte le fasi della crescita, senza odiose anticipazione esistenziali!
Purtroppo l’autoreferenzialità di noi adulti spesso si ripercuote sulla cura e sulla sana educazione dei bambini.
Riflettere a volte sull'inutilità per un bambino di bruciare le tappe mi sembra d'obbligo. E urgente. Non rubiamo il loro tempo. E l'innocenza: Non togliamo l'innocenza all'infanzia dei nostri figli
Altrimenti se poi non diventano milionari è davvero un casino!

martedì 11 settembre 2012

Siamo ai saluti: Addio “cose da piccoli”!

Filippo ha iniziato l’asilo. E questo è già un dato  di fatto  importante. Ha mollato pure il pannolino… altro elemento da non trascurare (evvaiiii).
Con Bea si è già avanti, quasi troppo avanti … se si ricordasse che è ancora un bimba di 5 anni, non sarebbe male. Ma questa è una storia che riprenderò.

Ma ciò che mi ha colpito  di più in questi primi giorni di settembre è stata la presa di coscienza che un sacco di cose “da bimbi” piccoli non servono più! E dai programmi familiari non serviranno più (intendo a noi), ma anche questa è  un’altra storia.

Non si tratta di un semplice cambio di stagione, ma di una vera e propria rivoluzione!
Eccomi quindi ad archiviare, cioè ad eliminare definitivamente (per eliminazione intendo trasferimento coatto a chi  servono) alcuni aggeggi, strumenti (come chiamarli?), insomma alcune cosette che ci hanno accompagnato, supportato, aiutato (e chi più ne ha più ne metta) in questi ultimi anni.

Ad alcune di loro però mi ero davvero affezionato.
Quanti momenti trascorsi insieme. Una collaborazione efficacie, con molta complicità, insieme a Filippo e Bea: alleati per facilitare la vita. Non potevo più tenervi in casa, ma mi mancherete un sacco.
E veniamo ai saluti.

Caro seggiolone (quello basico!): eri comodo, semplice, low cost (infatti ti ho piazzato anche nelle case delle nonne). Facilmente smontabile: tanto che hai viaggiato con noi un sacco di volte … è vero mi sono accorto proprio all’ultimo che eri pure ulteriormente smontabile (veniva via il pezzo davanti) … ma non fa nulla. Ti sapevi muovere a destra e sinistra. Non ti lamentavi mai: nè con Bea nè con Filippo! Eppure ne hai viste di sutti i colori e i sapori: su di te hanno rovesciato di tutto... ma in un attimo ritornavi a posto.
Grazie mille!
Alza sedia colorato: e tu? Hai fatto sentire Bea e Filippo più grandi perché capaci di stare a tavola con mamma e papà. Comodosissimo, pure elegante e  super adattabile. Morbido al punto giusto e facile da pulire.
Quando sei stato respinto per la prima volta ho sofferto per te!

Borsa Hoppop: tu sei stata la mia preferita. Perché non sei solo una borsa, hai una marcia in più, soprattutto quando diventi sedia. Che bello andare a cena da amici, o in giro e non avere problemi nel mettere i bambini a tavola. Grazie a te! Chi ti ha inventato è davvero un grande! Non è facile avere due cose in una, soprattutto che funzionino entrambi … con te è stato amore a prima vista.

La spondina per il letto: quando Filippo ha mollato il lettino (non parlerò qui di lettino o letto da campeggio perché mi sembrano preistoria) sei entrata a far parte della famiglia. Sei stata importante… ogni volta che ho tentato di metterti a riposo e lasciarti andar via, è stato lo stesso Filippo a reclamare la tua presenza. Diceva: “Papà, non toglierla, se no cado”. E con molta probabilità senza di te avrebbe assaggiato la consistenza del parquet parecchie volte. Poi quest’estate ti ho dimenticata a casa e Filippo (in modo un po’ ingrato) non ha più chiesto di te. Sedotta e abbandonata. La vita è così.  Ma per me non sei l’ultima della classe… grazie anche a te!

Pedana da passeggino: mi hai costretto più volte ad andare in giro un po’ gobbo, e di fronte ad ostacoli oltre i 5 cm mi hai fatto sudare parecchio … Non è sempre stata colpa tua. Se abbiamo marciapiedi di m…a checci-puoi-fare? Ma grazie a te abbiamo scaracollato in giro Bea e Filippo insieme, con lo stesso passeggino,  un sacco di volte. Km senza problemi e senza sentire Bea lamentarsi perché stanca. Tu eri lì a sorreggerla … ha pure imparato a  viaggiare sedendosi su di te. Ciao multipedana!

Il saluto finale è per te: il passeggino! Quasi mi scende la lacrima… ma quanto  mi mancherai? Non solo perché il tuo dovere l’hai fatto fino in fondo, ma perché ti sei sempre adattato a tutto. Portavi i bimbi e ogni cosa: spesa, palloni, giocattoli, vestiti, cibo, bevande, di tutto di più! Hai viaggiato con sole e con la pioggia, col vento e con la neve. Sull'asfalto, nello sterrato; corsie preferenziali e sentieri accidentati. Non ti se mai lamentato, nonostante ti si costringesse spesso a ripiegarti su te stesso (povera artrite) per accomodarti al tuo posto nel bagagliaio. A volte mi sentivo un po' crudele. Non ci hai mai lasciati in panne… e sei super ecologico! Sappiamo già che senza di te si ricomincia davvero, ma era giunta la tua ora! Addio caro compagno di strada!

Non possiamo dire di non avervi maltrattato un pochetto, con dei bimbi come si fa mantenervi perfetti?... Ma alla fine era solo per permettervi di compiere il vostro dovere! E fino in fondo!
Grazie e un saluto a tutti!

PS. Quasi tutte questi "amici" li trovate qui Nildi , e lo Shop è pure ON LINE!!

martedì 24 luglio 2012

Il tempo delle conquiste!

L'estate è entrata nel vivo. Dopo la settimana al mare "di famiglia", è inziato il periodo ferie alternate tra me e mia moglie così da poter stare il più possibile con i bambini.
Le alterniamo anche nei luoghi... io me li porto in Valtellina da mia mamma e lei  se li spupazza in Valle D'Aosta. Ci riuniremo per le centrali d'agosto.
L'estate è nel vivo, e i più vivi di tutti sono Bea e Filippo! Vivi, scatenati, capaci di farsi rapire dallo spirito di libertà che lo stare all'aria aperta, il caldo, le opportunità di gioco ecc. offrono. Tutto è una specie di regalo di questo tempo speciale.
W i porcini!
E a me piace un sacco vederli così: mai domi, sempre alla ricerca di una cosa da fare, sempre in movimento e spesso col sorriso sulle labbra.
Mi accorgo che crescono, che in un attimo sono diversi. Nelle movenze, negli atteggiamenti, nell'autonomia che stanno conquistando, nel modo di affrontare le cose: crescono, eccome crescono.
Il loro diventare sempre un pochino più grandi è di fatto un guadagno e un impegno. Un guadagno perchè c'è meno apprensione (almeno da parte mia) e so che posso sciogliere qualche briglia in più, impegno perchè comunque non sempre la loro capacità critica nel discernere il facile dal pericoloso è sviluppatissima.
Ma i tempi stanno cambiando rapidamente e mi sembra di poter gustare di più i progressi che fanno, il loro avvicinarsi pian piano a compiere sempre più cose "da soli". E' proprio un bel vedere.
Al mare Beatrice si avventurava nell'acqua alta e nuotava alla grande. Filippo s'era trovato un amichetto e con lui ho giocato per ore. Bea ha camminato con me nei boschi tutta orgogliosa di sapersi destreggiare anche in punti un poco più faticosi. Filippo segue Bea e mio nipote e, per nulla in difficoltà, riesce a eseguire quello che fanno loro.
E' il momento in cui è possibile concedersi qualche passo indietro per ammirare le loro conquiste, senza la necessità di tenere un braccio teso per ogni evenienza.
Questo passaggio mi sta permettendo di chiamare la vacanza col suo nome: non è un sempplice "cambio d'aria"... concede in effetti un minimo di riposo e relax. Un minimo di tempo per se stessi.
Il crescere è una conquista, una loro grande conquista... e un regalo per noi genitori!
L'estate è entrata nel vivo! Me la voglio gustare fino in fondo!

lunedì 9 luglio 2012

Al prossimo anno... forse.

Sono passati. Due fine settimana senza bambini (sapete ormai che sono felicemente al mare con i nonni) sono trascorsi. Pufff, volati via. Magari torneranno la prossima estate. Chissà che cosa ci riserverà il futuro.
Mi viene spontaneo dire: "Finalmente", non perchè siano stati noiosi, vuoti, inutili, ma perchè ho una gran voglia di rivedere Bea e Filippo. Ma questo è un tema un po' ridondante. Lasciamolo nel cassetto.
Il dato di fatto è che io e mia moglie abbiamo preso al volo quest'occasione e, nonostante le migliori intenzioni e i propositi delle mille cose da fare, siamo stati capaci "soltanto" di riempire il tempo di poco. Forse è più corretto dire che il tempo lo abbiamo svuotato.
Ci siamo rintanati per due fine settimana consecutivi nel notro rifugio alpino, da una parte per sfuggire la caldo torrido della città, dall'altra perchè avevamo voglia di silenzio, di pace, di tempi vuoti. E così abbiamo fatto. Meglio non fatto. Ci siamo dedicadi un po' a noi stessi, cercando di fare con calma quello che, di solito e a stento, occupa ritagli improbabili di giornate piene. Ci siamo dedicati a qualche amico, per fortuna con lo stesso desiderio di lentezza riposante (... in giro c'è un sacco di gente davvero cotta!). Poter conversare, uscire a cena, permettersi qualche momento sotto il caldo sole alpino senza  ansie (e senza protezione... mia moglie docet), senza dover attivare per forza orecchi attenti o occhi vigili. Senza scadenze o appuntamenti. Che cosa chiedere di più?
Ci siamo accorti che, a famiglia riunita, l'assente principale non è tanto la vita "di prima" (qualche serata in compagnia ce la siamo ritagliata, comunque. Mica siamo in isolamento), è il riposo. E, accanto a lui, un po' di tranquillità e sereno non far nulla di particolare.
Bea e Filippo, infatti,  non fanno sconti: impongono di essere sempre sul pezzo. Nessuna distrazione (neppure notturna.... erano mesi che non dormino la  notte senza interruzioni): per loro ogni momento è uno spazio che il papà o la mamma devono aiutare a riempire. E quando ti concedono un minuto di tregua devi essere bravo ad incastrare tutto quello che è necessario fare (cucinare o  riordinare. Lavatrice o spazzatura. Asciugatrice o pavimento. E così via).
Il riposo e la tranquillità: sono bastati due fine settimana liberi che questo salutare rifornimento ci ha ricaricato le batterie. Ci è stata offerta l'opportunità e l'abbiamo presa al volo, per nulla pentiti di non aver sfruttato l'occasione per buttarci in qualche avventura da "tempi passati". Ci saranno (ne siamo certi) altre occasioni.
Ora sono in attesa di raggiunegere sabato Bea e Filippo. Ho una volgia matta di stare con loro, di riprendere i ritmi che sanno darmi. Di ricominciare con i loro riti. Di riassoporare fino in fondo la loro presenza, per fortuna ingombrante: li voglio così, non come dei soprammobili.  Non mi basta più sentirli da lontano!
So che per la pace e la tranquillità forse se ne riparla al prossimo anno. Ma chissenefrega, ora guardo avanti!

giovedì 31 maggio 2012

Ma lasciamoli fare

Da interventista convinto (in fondo sono pur sempre un ansiopapà) a teorizzatore del federalismo familiare. Nessun fraintendimento politico: semplicemente una rivalutazione di spazi educativi caratterizzati dal “lasciamoli fare!”. 
Ma che imparino a gestirsi da soli almeno un po’ del loro  tempo e dei loro spazi. 
Che si abituino a costruirsi momenti che devono riempire da soli e visto che lo possono fare che sfruttino l’occasione. In fondo non è sempre possibile essere costantemente appiccicati a loro: a proporre, fare, gestire, occupare, dirimere, inventare, giocare.
Insomma dirigere  ogni nanosecondo della loro esistenza.

Ma che può succedere mai? 
Che si annoino?  Se mai succedesse non è una pestilenza. 
Che litighino? Lo fanno anche se ci sono di mezzo io. 
Che facciano disastri utilizzando le cose a modo loro? Vabbè tanto la nostra casa è per natura sempre al limite del “casino cronico”.

Ma lasciamoli fare! 
Ogni tanto ci vuole. Ripeto: che potrà mai succedere? 
Forse che Beatrice metta Filippo sul carellino dell’Ikea e lo porti in giro per la casa fingendo di essere la guida del parco dei dinosauri? “Guarda quello è un T-Rex! Eccoci al Triceratopo”; Filippo: “Bello! Guarda che gigante!”.
O che Beatrice si metta a leggere il libro dei Barbapapà… leggere? 
Si fa per dire (ha 5 anni). A inventare, grazie alle immagini, storie verosimili, con Filippo che dopo qualche minuto comincia a protestare: “No, non è così, hai sbagliato!”. E Bea risponde:” Filippo! Sto leggendo io… non è sbagliato!”. 
E via di sto passo fin al cambio del libro. 
Oppure che Filippo spada in “resta” insegua Bea chiamandola alla battaglia? Con Bea che giustamente fugge avendo fiutato il pericolo.
O che prendano le coperte del divano (dopo un aiutino del papà) costruiscano una tenda, anzi no: la loro nuova casa, dalla quale poter simulare una reale vita di famiglia?
O che Beatrice (sì, sempre da lei si parte… d'altronde le femmine sono troppo avanti) imponga a Filippo di giocare "all’asilo" dove lui deve fare il cucciolo e lei la maestra. “Fai questo, fai quello, stai in piedi, siediti, vai di qua, vai di là… ecc.",  finché Filippo (maschio sì, ma non del tutto rimbambito) si ribella e dice: “Basta. Sono stufo di fare il cucciolo!” 
(… comunque in questo caso lo rassicuro: “non ti preoccupare, questo gioco ti aiuterà a diventare  un discreto  marito”).
O che si mettano a ritagliare, per il loro nuovo super collage,  il bollettino per pagare la tarsu: vabbè mica è colpa loro se lo avevo appoggiato nel posto sbagliato.

Ma lasciamoli fare! 
La loro fantasia sa bruciare i tempi morti.  Se si abituano i bambini a giocare, poi  la loro gestione del tempo diventa più semplice e molto più dinamica. E, senza alcun tipo di rimorso, diventa più semplice anche la mia.
Lasciamoli fare!
Che si allenino a non annoiarsi. Ad essere ideatori e  protagonisti delle loro trame!
Tanto succede sempre che prima o poi ritornino alla base: "Papà, ci aiuti a fare questo?", "Mamma, giochiamo a...". 
Va bene così. 
Appena si può: lasciamoli fare!


martedì 15 maggio 2012

Un po' di romantico FiglioCentrismo!

Esigenze tecnico- pratiche (nel we avevamo programmato la sistemazione di una  parte della casa) hanno reso necessario tener lontano da casa i bimbi: Filippo (organizzazione preventiva) era già in montagna da qualche giorno con la nonna alpina, Beatrice invece si è spostata di poco a casa di mia suocera, la nonna cittadina. Tra me e mia moglie nessuna velleità romantica, il we è stato tutto lavoro vero: da venerdì sera a domenica mattina ci siamo immersi a svuotare, selezionare, ri-riempire, riordinare, eliminare, razionalizzare parte della nostra casa e il suo contenuto. Un vero tour de force. Nonostante i ritmi incalzanti dettati da un falegname superefficiente, in questi due giorni siamo riusciti a gustare uno stare insieme un po’ diverso, non bambinio-centrico, ma NoiDueInsiemeEBasta! Non ci succedeva da un sacco di tempo. E, a parte una mini diatriba sulle scarpe, siamo riusciti a non litigare, ma cheddico litigare, neanche accenni di discussioni.  Per prima cosa non abbiamo mai cucinato: abbiamo mangiato il peggio immaginabile ma senza piatti o fatiche (in fretta,  in casa o fuori), nella liberta di concederci qualche “porcata gastronomica” in libertà! Niente spesa, nessun vincolo di orario, niente cambi di pannolini, niente giochi, niente bagnetti, niente libri per bimbi, niente pianti, niente battibecchi su come fare con loro, nessun risveglio notturno con biberon in mano, nessuna immancabile sveglia all’alba. Questi due giorni di mini disintossicazione da preoccupazioni da bambini si sono rivelarti salutari.
Finalmente, domenica nel tardo pomeriggio, la famiglia si è riunita. E la casa ha ricambiato volto: Filippo e Bea si sono riappropriati del loro piccolo mondo familiare: dei loro (e nostri spazi), del nostro tempo, delle loro cose. Rieccoli ripiombare tra noi,  - metaforicamente - nella nostra vita: loro che l’hanno cambiata, arricchita, resa più frizzante. Loro che ne hanno modificato gli orizzonti, i punti di vista, le priorità. Loro che ne ne stanno dettando i tempi, che la riempiono di gioie e preoccupazioni, ansie e speranze! Proprio loro, eccoli scorrazzare per casa rincorrendosi con le loro spade, a sorridere e un istante dopo a frignare perché non sono padroni del giocattolo e non riescono a non colpirsi. Eccoli i nostri terremoti, le meteoriti piombate dentro la nostra coppia spensierata e da loro riportata sulla terra. Bea e Filippo, i nostri cuccioli. “Ma sapete, cari piccoletti, quanto mamma e papà vi vogliono bene?” Li mettiamo a nanna e osservandoli mentre prendono sonno mia moglie mi sussurra: “Come sono belli i nostri bambini!”.
Sorrido e  non riesco ad immaginare che si possa stare senza di loro.  

venerdì 30 marzo 2012

Concedere il tempo 2: la lentezza

Il mio modo di vivere, affrontare le cose, lavorare, ecc. è il contrario della lentezza. Da sempre sono stato abituato, più per indole che per necessità, a velocizzare sempre un po’ tutto. Il vivere in città poi mi ha dato il colpo di grazia. A Milano se non riparti con l’auto 1 centesimo di secondo dopo che è scattato il verde ti becchi strombazzate a go go. Se quando sei al supermercato ti azzardi anche solo a dire buonasera alla cassiera, chi è dietro di te subito ti dice “scusi, ha terminato?”, anche il caffè al bar se non lo bevi subito si raffredda prima.
E quindi sono peggiorato: se sono in macchina con qualcuno che guida piano mi irrito, se sono in riunione e qualcuno parla troppo lentamente o mi addormento o mi spazientisco. Mi sembra sempre di avere i minuti contati e quindi spesso quando faccio una cosa la mia mente è già proiettata alla successiva, a discapito di quella che sto facendo. Mi sento un assimilato al contesto frenetico che genera questo mondo un po’ isterico.
Per fortuna ci sono Beatrice e Filippo che su questo argomento sanno mettere le cose a posto. Mi obbligano a rallentare, è come se ad un certo punto mi tirassero il freno a mano.
Ho già scritto della necessità di concedere tempo ai bambini, ma più tempo passo con loro più mi accorgo che alla fine non solo è necessario sapere procedere ai loro ritmi – almeno ogni tanto – ma è importante perché mi permette di rimpadronirmi anche del mio di tempo. Mi aiuta ad assaporare meglio tante cose.
I primi tempi quando i miei figli (soprattutto beatrice) mi chiedevano di leggere loro delle storie, approfittando furbescamente del loro analfabetismo, più che leggere inventavo scorrendo rapidamente le pagine e così abbreviavo sensibilmente un momento che ritenevo noioso. Il problema è che i bimbi sono abitudinari e quindi spesso per più giorni consecutivi pretendono lo stesso libro. E qui casca l’asino, meglio sono cascato io: soprattutto Beatrice ha cominciato a correggermi, dicendo che la storia che stavo leggendo era sbagliata e  si arrabbiava per le mie imprecisioni. Quindi sono stato costretto a iniziare a leggere sul serio e il libro, che prima esaurivo in cinque minuti al massimo, è iniziato a durare molto di più.  Finalmente ho cominciato a conoscere certe storie e ad apprezzarle per come sono realmente. Ora non invento più anzi, se loro mi chiedono di girare pagina, mi oppongo perché finché non ho letto l’ultima parola non lo posso fare.
Riappropriarsi del proprio tempo, non pretendendo che acceleri il suo scandire è una fortuna. Saperlo fare accanto ai propri figli è condividere con loro un dono davvero prezioso! Un dono che, se lasciato passare, non potrà ritornare.

giovedì 15 marzo 2012

Piccole cattiverie tra bimbi, come reagire?

Domenica per Beatrice era una giornata speciale: era stata invitata alla festa di compleanno di una delle sue migliori amichette. Emizionata si è preparata in largo anticipo, scrivendo personalmente il biglietto d'auguri, confezionando il regalino con la carta rosa accuratamente selezionata da lei e indossando per l'occasione il suo vestitino preferito. Vedere in una bimba questo senso di impaziente emozione per un momento atteso mi ha generato un misto di tenerezza e simpatia.
Giunti alla casa della festeggiata i bimbi invitati hanno subito iniziato un gioco libero in attesa dell'animatrice, mentre noi genitori ci siamo messi a chiacchierare del più e del meno.
Ad un certo punto Beatrice esce dalla cameretta piangente, inseguita dagli altri cinque bambini che le urlano che è piccola (Bea, nel gruppetto di bimbe effettivamente è, per un mese la più giovane di tutte). L'istinto del genitore protettivo mi ha spinto subito ad abbracciarla, ma nel tentativo di relativizzare mi sono limitato a dirle di non frignare perchè si trattava semplicemente di un gioco e di reagire (o forse dovevo dirle di far finta di nulla e imitare Ghandi?). Dentro di me però ribollivo: era un gioco scemo e se un bimbo piange tra l'indifferenza degli altri significa che è un gioco che non funziona, ma questo era un dato che doveva - questa è la mia opinione - essere in qualche modo evidenziato dagli altri genitori presenti. Invece nulla, indifferenza e silenzio sull'episodio come se alla fine il problema fosse il pianto inopportuno di mia figlia, non il gioco inutilmente cattivo che si erano inventati. Avrei voluto dire ai bambini che se un gioco fa star male qualcun altro non è più un gioco e lo avrei voluto fare con fermezza. Ma il contesto in quel momento mi ha trattenuto.
Tutto si è comunque risolto in un attimo, l'arrivo dell'animatrice a ricondotto il tutto alla festa di compleanno e Beatrice si è ributtata nella festa senza problemi. Festa poi riuscitissima con tutti i bambini molto contenti dell'esito.
Anche dopo, nel tornare a casa, mi è rimasto un groppo che ho fatto fatica a mandare giù: raramente in pubblico difendo i mei figli, anzi spesso al parco quando giocano con altri bimbi se ci sono piccoli screzi non intervengo mai perchè credo nella loro capacità di risolvere il problemi per conto loro, e spesso funziona. Se però vedo che i mei accennano a prepotenze o a inutili capricci ho pronta la ramanzina di rito senza sconti. Quello che faccio davvero fatica a tollerare è l'inutile "prevaricazione" o le piccole malignità gratuite che a volte bimbi coalizzati sanno indirizzare con particolare efficacia verso la "vittima" designata. Ma ancor di più mi irrita il silenzio di alcuni genitori, come se non fosse mai necessario intervenire.
Sono un papà sbagliato? Meglio, vista la completa sintonia sul tema, siamo genitori sbagliati?



martedì 13 marzo 2012

Piccole Vittorie

La cena è finita - a proposito stasera ho riciclato del riso bianco avanzato ieri cucinando una sperimentale  frittata di riso... super successo, non me lo aspettavo proprio - i bimbi si metto a giocare un attimo da soli mentre io e mia moglie sistemiamo in cucina. Filippo richiama l'attenzione: "Papà, vieni,  voglio fare una torre". Mia moglie mi anticipa e si avvicina, ma la reazione di Filippo ci lascia interdetti. "No via tu, voglio il papà, via via via!!" Che Filippo sia molto più legato a me lo sappiamo da tempo, ma questa reazione ci ha sorpreso. Come reagire in questi momenti? Sgridarlo? Essere duri? Questa sera mi (ci) ha guidato l'istinto: mi sono seduto sul pavimento a fianco di mia moglie, ho chiamato a me Filippo e gli ho detto: "Filippo, ma chi è che ti fa giocare alla mattina nel letto e ti fa tante coccole?" e lui: "La mamma" ... comincia a sorridere. E così continuo, finchè Filippo sorridente, non s'accorge che me ne sono andato e inizia a giocare con la mamma. Ha funzionato.
Ma non è finita: Betarice allora per conquistare un po' di territorio rivendica la presenza del genitore "libero" e chiede: "Papà mi leggi il libro delle Barbie?". "Tutto no, è lunghissimo, non ce la posso fare!", dopo una serrata trattativa il compromesso sono quattro pagine. Me la sono cavata con poco!
A volte, nonostante siano piccoli, i bambini sanno trafiggere con le loro reazioni  inattese, inaspettate. E' difficile trovare un perchè per tutto ed è altrettanto complicato trovare la chiave giusta, la cifra comunicativa adeguata al momento e alla situazione. A volte ci si riesce a volte no, ma una cosa è certa: saper riportare alla mente dei bambini momenti piacevoli aiuta a rasserenare. Queste sono le piccole vittorie.
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