Bea e Filippo

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martedì 21 maggio 2013

Il Tempo... riconquistato

Il tempo
E' il tema del mese di Genitoricrescono.
Il tempo: è il tema di ogni giorno... 
Quel tempo che comincia a sembrar poco già al risveglio.
Che scorre poi a ritmi alterni durante la giornata: al lavoro un po' lento e un po' veloce... al rientro a casa a manetta fino all'ora della nanna.

Il tempo cerco di affrontarlo e viverlo come lo ha descritto Marzia nel suo post dedicato: Il tempo presente.
Mi ci ritrovo molto nelle sue riflessioni. 
Questa frase (tanto per citarne una) esprime  benissimo il mio pensiero:  "In realtà il presente basta sempre, basta se lo gustiamo in ogni istante, basta se sfruttiamo le nostre migliori passioni per renderlo speciale, basta se teniamo a bada la nostalgia del passato e l'impazienza per il futuro". 
E lo scrive molto meglio di come avrei potuto farlo io.... e quindi "lo faccio mio".
Allora cambio percorso... punto d'osservazione: vediamo che ne esce.

Ho ripensato a questi cinque anni abbondanti con Bea e poi con Filippo. Ho provato a ripercorrere gli intrecci che spontaneamente la loro presenza hanno creato. A come  hanno cambiato proprio l'organizzazione del tempo, la sua gestione.
Mi sono venute in mente un sacco di cose legate al vissuto, ma una in particolare mi ha colto di sorpresa.
Filippo e Bea, sì proprio loro, con la loro presenza oggettivamente totalizzante mi hanno, almeno in parte, restituito del tempo che avevo scordato. 
Può sembrare quasi un paradosso. Ma non è così.
Grazie a loro ho riconquistato il tempo della sera: dopo che sono andati a nanna (e per fortuna i miei lo fanno abbastanza presto) la pace che si genera in casa diventa un momento unico.
Prima del loro arrivo era spesso popolato da amici o era uguale al momento del rientro in casa: oggi è un'oasi che permette a me e a mia moglie di gustarne il silenzio, il vuoto riempibile. Una forma di quiete prima poco compresa e apprezzata, ora riconquistata come preziosa. Unica.
Grazie a loro ho riconquistato il tempo del gioco: in casa, al parco, con altri bimbi... avevo quasi scordato che giocare diverte. Ha in se quel sano divertimento che sa di conquista, di vittorie, di mille ripetizioni, di sorrisi improvvisi o di capricci inevitabili. Le conquiste nel gioco sono quelle che mi piacciono di più: Filippo che si diverte con me a tirare la palla, io che mi spacco la schiena per insegnare a Bea ad andare in bicicletta ... quanti momenti dove il tempo va fermato, apprezzato, gustato. Riconquistato.
Grazie a loro ho riconquistato il tempo dell'ascolto: quello faticosissimo delle prime parole, quello di oggi fatto di racconti, domande, confidenze piccole e grandi. Un ascolto mai inutile e mai scontato... e che necessita tempo: quello del loro pensiero non ancora ben articolato. O della comunicazione da ricostruire. 
... per non parlare del tempo dell'attesa, del tempo del dubbio, del tempo delle preoccupazioni.... ma finirei per non finire mai.

Quel tempo che prima mi sembrava di dominare, oggi ma appare per quello che è: un'occasione che si riempie istante dopo istante con quello che si deve spetto accettare, e non tanto introdurre.
E' la riconquista del non essere di fatto padroni del tempo, perché non si è padroni dei figli.
Tanto di questo grazie a Bea e Filippo.

Questo post partecipa al Blogstorming.




giovedì 7 marzo 2013

Andar di fretta... non paga!


Un anno fa - circa - scrivevo questo.
"Il mio modo di vivere, affrontare le cose, lavorare, ecc. è il contrario della lentezza. Da sempre sono stato abituato, più per indole che per necessità, a velocizzare sempre un po’ tutto. Il vivere in città poi mi ha dato il colpo di grazia. Milano è una città isterica geneticamente. Tutti di corsa. Tutti perennemente in ritardo ma insofferenti se quanto riguarda loro non "seduta stante". 
E quindi sono peggiorato: se sono in macchina con qualcuno che guida piano mi irrito, se sono in riunione e qualcuno parla troppo lentamente o mi addormento o mi spazientisco. Mi sembra sempre di avere i minuti contati e quindi spesso quando faccio una cosa la mia mente è già proiettata alla successiva, a discapito di quella che sto facendo. Mi sento un assimilato al contesto frenetico che genera questo mondo un po’ isterico.
Per fortuna ci sono Beatrice e Filippo che su questo tema sanno - o tentano -  mettere le cose a posto. Mi obbligano a rallentare, è come se ad un certo punto mi tirassero il freno a mano."

Dopo un anno posso dire: mi sono rallentato!

Metamorfosi indotta, adattamento funzionale e tanta serenità in più.
La fretta con i bambini non pagava... continuamente puntare sul "siamo in ritardo" rendeva isterici loro e insofferente il sottoscritto. tanto valeva dilatare. Allargare lo spazio tra una cosa e l'altra, accettare che il concetto di tempo è relativo. che il mondo non finisce se si fa una cosa in meno. Che la serenità vale di più dell'efficienza.
A tavola si sta di più. Un gioco può avere più fasi preparatorie. Se si deve uscire piuttosto ci si inizia a preparare qualche minuto prima. Quando si è in giro meno ansie con l'orologio in mano, piuttosto si fa una cosa in meno.
Rileggo quanto scritto un anno fa e mi accorgo che è possibile passare dall'osservazione di un dato, all'assimilazione del percepito come scelta. In fondo è sufficiente prendere le cose come stanno e regalarsi un po' di pace.
Nel mio caso questo è un esempio di come i bambini possono cambiare un genitore. In bene. La relativizzazione del tempo o il rallentamento dell'approccio alle attività per certi versi è un toccassana.
Non è funzionale solo ad un riacquisto di serenità o alla riduzione dei conflitti dal "datevi una mossa", ma permette di riappropriarsi di molte cose.
Quando i miei figli sono costretti a "correre" si innervosiscono, diventano super frignosi, alzano il muro dell'incomunicabilità. Se invece vedono rispettati i loro tempi non solo sono più "malleabili", ma parlano di più. Raccontano, sorridono, condividono fatti, altrimenti tenuti dentro e soffocati nel tempo che non c'è mai.

Vabbè, succede ancora che si deve correre o che la pazienza venga soffocata da un'appuntamento incombente, ma la regola pian piano sta diventando un'altra, per la  buona pace di tutti, soprattutto dell'isteria milanese!






venerdì 2 novembre 2012

Giochiamo papà?

Solo 15 minuti di gioco con i propri figli: "Per i bambini è troppo poco".


Si dipinge!

Questo articolo comparso oggi su Repubblica On Line mi ha messo la pulce nell'orecchio: ma io quanto gioco con i miei figli? Quanto tempo dedico ogni giorno a giocare con loro? Sono un tipo che ama abbastanza giocare con loro, che si diverte a farlo, ma concretamente quanto lo faccio?
Ho provato a quantificare (minuti veri) per rendere oggettivo il mio percepito. Dal "mi sembra di" al reale "quanto gioco"? Vediamo che ne è uscito.
Primo dato: sono un tipo "stagionale" e da "esterno". Nella bella stagione e quando si può stare fuori con i bimbi gioco parecchio. Non solo in vacanza. Quando si può: a palla, a nascondino, a "ce l'hai", a guardie e ladri, a cercare oggetti, a fingere di cucinare con quanto la natura offre, con i giochi dei parchi. A esplorare, a cercare animaletti, magari anche a catturarli. Mi piace coinvolgere - quando possibile - anche altri bimbi e fare i modo che anche i miei gustino il gioco in compagnia. Quanto gioco? Se lavoro, purtroppo poco... ma appena posso passo le ore all'aperto con loro. E anche d'inverno se il freddo non è eccessivo si esce: il movimento secondo me è davvero funzionale al gioco, e all'aperto è tutta un'altra storia. 
Secondo dato: quando siamo costretti a stare in casa faccio più fatica a giocare con loro. Da una parte perchè con i bambini ancora un po' piccoli non è semplice trovare giochi che li appassionino per molto tempo. E' un continuo "qua uno e via l'altro".  E poi sempre a riordinare... che pizza!
Oggettivamente durante la settimana gli enventuali momenti del gioco potrebbero essere il pre-cena o il risicato post-cena. In casa mi si fa un po' di necessità virtù:  Tv e gioco. Generalmente prima di cena guardano i cartoni (altrimenti preparare la cena è un casino) e dopo cena si gioca. O viceversa... dipende. Ma in settimana si tratta di giochi davvero di pochi minuti. Purtroppo il tempo a disposizione è questo per cui si fa di necessità virtù. Spesso poi con mia moglie ci si divide. Non sempre si gioca tutti insieme: magari gioca lei ed io sistemo un po', o viceversa. Comunque lo ammetto nei giochi in casa mia moglie mi batte!
Durante il we (sempre se costretti per forza maggiore a stare in casa) grazie al tempo a disposizione si riesce a giocare un po' di più, cercando di incastrare il momento del gioco nelle mille cose da fare.
Ma allora quanto gioco con i miei figli realmente? Non riesco a quantificare: passo dalle ore quando si esce a giornate in cui non ci gioco affatto. Fare una media non mi è facile: credi di star sopra ai 15 minuti citati nell'articolo, ma in certe settimane sono in quella media... non voglio eludere la domanda iniziale, ma è così.
Provo però ad andare oltre alla questione dei minuti. Il gioco è una dimensione che i bambini amano se si insegna loro ad amarla. Non è detto che tutti i bimbi abbiano voglia o passione per il gioco. A volte è questione di carattere (è proprio così?) o semplicemente di disabitudine casalinga. Questo può incidere?
Nella nostra casa sì è sempre cercato di dare spazio al gioco, ma non sempre il tempo lo permette. E' pur vero che a volte si possono trasformare delle cose che "si devono fare" in una specie di gioco: dal fare la spesa al Supermercato con i bimbi coinvolti in piccoli giochetti alla ricerca di quanto serve, al riordino dei vestiti dopo l'asciugatura con Bea e Filippo che si divertono a fare la caccia ai calzini uguali. Ad arricchire i trasferimenti a piedi per le commissioni con piccole gare alla ricerca di oggetti colorati o di tappe da affrontare... e così via. Le occasioni oggettivamente possono essere tante: dalla caccia ai sassi colorati, ai salti sui tombini, alla raccolta delle foglie speciali ecc.
Giocare con i propri figli è fondamentale, oltre che utile, ma non solo. E'  bello in sè perchè accresce il legame, aiuta a tramettere piccoli (e grandi) valori. Stimola la fantasia in loro e in me... cavolo che la stimola.
Il gioco è un'alleato: è uno scacciapensieri per sè e per i figli, è un peccato non cogliere queste occasioni. A volte la pigrizia mi fa sciupare occasioni importanti.
E' pur vero che giocare con loro non è semplice: a volte non si ha voglia, o semplicemente non si è abituati o lo si reputa una perdita di tempo (con tutto quello che c'è da fare!). 
Ma giocare con loro rafforza la relazione e aiuta a conoscerli meglio : sia per le qualità fisiche che per gli approcci mentali: insegnare a saper perdere è la sfida maggiore!
Giochiamo papà? Va bene, dai iniziamo!

venerdì 17 agosto 2012

Parentesi

E' in ferie.
Il Blog.
Pure io.
Voglio sgarrare... tanto nessuno mi punisce.

Sole, tanto sole anche in montagna.
Mai successo.
Mai soli. Molti volti.
Amicizie e conoscenze.
Sorrisi e storie di vita.

I bimbi non sono gli stessi dello scorso anno.
Gioia, più energia in tutto.
Meno stress, più complicità.
Il tanto tempo insieme.... che regalo.

Natura. Aria fresca che avvolge.
Paesaggi unici.
Ammirati mille volte.
Ma sempre nuovi.

Niente TV. Poco Pc.
Il lavoro un pensiero lontano.
Sono fortunato.
Prendo e metto via quanto l'oggi mi offre.
E' prezioso. Di quello che verrà allontano il pensiero.

Già nostalgia di momenti che fra poco saranno un ricordo.
Ma almeno ci sono stati.



venerdì 30 marzo 2012

Concedere il tempo 2: la lentezza

Il mio modo di vivere, affrontare le cose, lavorare, ecc. è il contrario della lentezza. Da sempre sono stato abituato, più per indole che per necessità, a velocizzare sempre un po’ tutto. Il vivere in città poi mi ha dato il colpo di grazia. A Milano se non riparti con l’auto 1 centesimo di secondo dopo che è scattato il verde ti becchi strombazzate a go go. Se quando sei al supermercato ti azzardi anche solo a dire buonasera alla cassiera, chi è dietro di te subito ti dice “scusi, ha terminato?”, anche il caffè al bar se non lo bevi subito si raffredda prima.
E quindi sono peggiorato: se sono in macchina con qualcuno che guida piano mi irrito, se sono in riunione e qualcuno parla troppo lentamente o mi addormento o mi spazientisco. Mi sembra sempre di avere i minuti contati e quindi spesso quando faccio una cosa la mia mente è già proiettata alla successiva, a discapito di quella che sto facendo. Mi sento un assimilato al contesto frenetico che genera questo mondo un po’ isterico.
Per fortuna ci sono Beatrice e Filippo che su questo argomento sanno mettere le cose a posto. Mi obbligano a rallentare, è come se ad un certo punto mi tirassero il freno a mano.
Ho già scritto della necessità di concedere tempo ai bambini, ma più tempo passo con loro più mi accorgo che alla fine non solo è necessario sapere procedere ai loro ritmi – almeno ogni tanto – ma è importante perché mi permette di rimpadronirmi anche del mio di tempo. Mi aiuta ad assaporare meglio tante cose.
I primi tempi quando i miei figli (soprattutto beatrice) mi chiedevano di leggere loro delle storie, approfittando furbescamente del loro analfabetismo, più che leggere inventavo scorrendo rapidamente le pagine e così abbreviavo sensibilmente un momento che ritenevo noioso. Il problema è che i bimbi sono abitudinari e quindi spesso per più giorni consecutivi pretendono lo stesso libro. E qui casca l’asino, meglio sono cascato io: soprattutto Beatrice ha cominciato a correggermi, dicendo che la storia che stavo leggendo era sbagliata e  si arrabbiava per le mie imprecisioni. Quindi sono stato costretto a iniziare a leggere sul serio e il libro, che prima esaurivo in cinque minuti al massimo, è iniziato a durare molto di più.  Finalmente ho cominciato a conoscere certe storie e ad apprezzarle per come sono realmente. Ora non invento più anzi, se loro mi chiedono di girare pagina, mi oppongo perché finché non ho letto l’ultima parola non lo posso fare.
Riappropriarsi del proprio tempo, non pretendendo che acceleri il suo scandire è una fortuna. Saperlo fare accanto ai propri figli è condividere con loro un dono davvero prezioso! Un dono che, se lasciato passare, non potrà ritornare.

martedì 20 marzo 2012

Concedere il Tempo

Non c'è nulla da fare: di fronte al tempo i bambini e gli adulti hanno due approcci completamente diversi che spesso vanno addirittura in conflitto. I bambini, almeno questo è quello che vivo io, nonostante appaiano generalmente dinamici e iperattivi, amano prendersela comoda. Come dargli torto: per loro lo scandire dei minuti o delle ore è relativo, essere in ritardo è un concetto astratto. A loro appare normale prendersi il tempo necessario per ogni cosa veloce o lenta che sia, in fondo non fa differenza.
Quando propongo a Filippo di correre, scatta come una scheggia e corre felice, ma se gli dico di "fare in fretta" nulla si muove. Mi rendo conto che spesso mi devo semplicemente arrendere a questa evidenza e devo esercitare la pazienza. Sì la pazienza, questo termine quasi arcaico e quasi stonato nel nostro mondo, è forse l'unico che sa descrivere l'atteggiamento più rispettoso. Saper aspettare e concedere il tempo necessario. Purtroppo non sempre è possibile: quando ci sono appuntamenti, orari da rispettare si devono per forza imprimere delle improvvise accelerate. Quante volte mi capita di prendere in braccio Filippo non perchè necessario, ma perchè non posso permettermi i suoi ritmi. O quante volte aiuto i miei figli nel mangiare, nel vestirsi, nel preparare qualsiasi cosa perchè si è semplicemente in ritardo (almeno dal mio punto di vista). Spesso intervengo per necessità, ma in numerose circostanze soltanto perchè non riesco ad aspettare: sono  stanco, un po' arrabiato o semplicemente un po' più autoreferenziale del solito. A volte mi "scopro" ad accorciare il loro tempo solo perchè non sono capace di gestire il mio. In certi casi  mi ritrovo a imporre ritmi non corretti solo perchè in quei frangenti non riesco (o semplicemente non ne ho la voglia) ad aspettare. Invece, quando sono capace di concedere il tempo necessario mi accorgo che il clima familiare  rimane più sereno e piacevole. I bambini hanno bisogno di tempo per assaporare ogni cosa che fanno, e più glielo togliamo meno gustano le esperienze che vivono.
Visto che nel giro di pochi anni in nostri figli ci "bruceranno sul tempo" in molte cose, forse è più saggio  in questo momento concedere loro più spesso di dettare i ritmi anche del nostro tempo... forse ne guadagneremmo in salute.

sabato 10 marzo 2012

Pazienza

La Pazienza. Ogni giornata è sempre una specie di rincorsa, si comincia al mattino: la sveglia, la colazione un po' arrabattata perchè il tempo è poco, vestire bambini - a volte è un'impresa titanica - e poi via: asilo per i piccoli e lavoro. Tutto d'un fiato fino al rientro a casa dove il ritmo non si placa. E' così perchè i bimbi non mollano mai, e mica li puoi anestetizzare. Ad un certo punto si spengono, ma a quel punto ci si deve arrivare. Ed è qui che entra in gioco la scelta dell'atteggiamento verso quello che ti succede davanti: a volte va affrontato e magari anticipato, spesso va semplicemente accolto rispettandone i tempi e i modi. Non si riesce a portare tutto dalla propria parte o ricondurlo alle proprie esigenze. In famiglia spesso prevale la dinamica del dover accogliere e soprattutto, con i piccoli di casa si deve saper aspettare: accogliere i loro tempi, il loro modo di vedere e affrontare le cose, il loro essere semplici e a volte incomprensibili. Osservare, aspettare un poco alla ricerca della chiave giusta per entrare nelle situazioni che si creano senza provocare per forza un conflitto, che sfocerebbe inevitabilmente nel pianto, nel capricco, insomma in un momento di frattura. Per me questa è la pazienza: imparare a lasciarsi "gestire" dal modo di affrontare il tempo e le cose da chi ti sta di fronte: i bimbi anzitutto, perchè sono quelli che inconsciamente scandiscono i ritmi. Solo così, poi, con calma si riprende in mano la situazione e si guida il tutto, e si riconduce pian piano tutto verso il programma preventivato. Non sempre ci si riesce, a volte si perde altre si vince, ma se si affrontano i momenti con questa consapevolezza certamente si generà più serentià.
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