
In questi giorni sono alle prese con “Le nostre vite senza ieri” di Edoardo Nesi. Nesi mi piace, mi ha rapito con “Storie della mia gente” e quando un autore mi prende non lo mollo. E questo libro mi impedisce di rimanere indifferente, perché a partire dal titolo mi ha tirato dentro il vortice del mio presente.

Nonostante sia per indole, per natura o per difetto genetico un tipo positivo, uno che guarda avanti e cerca di trovare l’appiglio per il sorriso catartico, in questi ultimi tempi non nego che dentro di me aleggi un senso di disagio, di rabbia repressa, di delusione. Il tutto misto ad un grande senso di impotenza. La vita senza ieri: ecco l’immagine che cercavo, quella che sa interpretare il mio malessere: è come se il passato (quello di ieri) stesse scivolando via sgretolato da tantissimi fattori (per lo più a me ignoti), lasciando a me – a noi - un presente senza fiducia. La sfiducia è come un freno a mano tirato, ma non del tutto come quelli di una volta e ti accorgi che qualcosa non va quando senti la puzza dei freni che stanno bruciando, e il rischio è che ormai è troppo tardi. Chi ha avuto in mano il nostro ieri (non tutti per carità) è stato talmente impegnato a godere del suo oggi da dimenticare il domani degli altri.
Sono immagini iperboliche, ne sono consapevole, ma oggi tutto è fermo. Il lavoro sparisce o non si trova, la ricchezza generale diminuisce riducendo non tanto il tenore di vita (chi se ne frega) ma le possibilità che ti potrebbe offrire la vita (questo conta molto di più). I vecchi (non necessariamente anagraficamente) leader appaiono più presi dal timore di diventare insignificanti che dalla responsabilità di fare qualcosa. Se il possibile di ieri diventa rinuncia necessaria per l’oggi o ti disperi o provi a sperare nel futuro. “Dobbiamo convincerci che il nostro futuro può essere ancora immenso”: caro Edoardo, che coraggio hai avuto a scrivere queste parole. Ci voglio credere con te. Non come ultima spiaggia ma come una possibilità nuova per me, ma soprattutto per i mei figli. Che sono ancora tanto piccoli. Mi auguro possano raggiungere “l’età della ragione“ dentro uno scenario diverso da quello attuale. Mi auguro che il loro presente “sia immenso” come il futuro che immagino perché dalla vita possano strappare tutto il bene che sa contenere!
Non possiamo permetterci di non avere fiducia nel domani. E' proprio un lusso che non possiamo permetterci, vivere solo per l'oggi. Almeno per chi ha figli. Per chi ha deciso di accettare questa sfida per il futuro lanciando nel domani, oltre quanto potrà andare il proprio sguardo, quanto di più prezioso si possa avere.
RispondiEliminaMolte volte ci sentiamo impotenti, sentiamo addosso tutta la fatica di cercare di costruire un futuro che sembra già scritto da altri. Molte volte mi chiedo, vedendo questo presente nel quale francamente mi riconosco proprio poco, come sarà difficile cercare di insegnare certi valori che si scontreranno con tutto quello che c'è fuori. Ma solo in questo modo possiamo pensare di cambiare qualcosa. So che dovrò asciugare delle lacrime, prepararmi ad abbracci forti e essere pronto ad ascoltare e parlare.
Sono convinto che avrò fatto il mio dovere di genitore se farò in modo che mia figlia sarà in grado di lottare per i valori in cui crede.
Non voglio ripetere cose già scritte proprio ieri sul tema "Quale futuro per i nostri figli" in questo post del mio blog:
http://babbonline.blogspot.it/2012/05/quale-futuro-per-i-nostri-figli.html
Ho letto il tuo post e grazie del commento: d'accordissimo su tutto. Credo nel futuro e la fiducia è un sentimento che mi guida ogni giorno, ma questo non cancella un presente dal quale dobbiamo riemergere perchè ai nostri figli si apra un futuro più luminoso, non tanto di cose, ma di ideali.
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