Bea e Filippo

Bea e Filippo

venerdì 1 giugno 2012

- 1: ufficio informazioni o centro d'accoglienza?

Siamo alla vigilia.

E la mattina è iniziata con una telefonata di una mia vicina di casa: "Ma è vero che nella nostra via non si può circolare neppure a piedi da domani pomeriggio?". "E sì, figurati! Chessiamo in carcere? Ma chi te l'ha detto?". "Me una tizia, che ha sentito tizio, che ne parlava con caio...": "Vabbè ho capito.. domattina ci vediamo fuori".
Altre telefonate:  "Scusa se ti disturbo, ma è vero che domani  si può circolare in macchina fino alle 16.00?". "Sai dove posso parcheggiare per poi riuscire ad andare via in fretta?". "Sai qualcosa della chiusura delle uscite della tangeziale?". "Ma i Bus di linea circoleranno?". "Fino dove si può arrivare con la Bici?". "Se vengo in moto sai dove posso metterla?".
... le mie risposte: "Non lo so, devo informarmi, credo di sì, provo a chiedere...ma non sono l'892424!".

Ma cambiamo genere.
"Ciao, se vengo in bici da Milano posso metterla nel tuo box?". "Se per caso sabato pomeriggio mi stanco un po' posso passare da te a riposarmi un po'?". "Se inizia a piovere, mi ospiti?". "Visto che sabato sera devo liberare l'albergo mi tieni i bagagli a casa tua per il tempo della Messa di domenica?". "Se arrivo presto mi offri un caffè?".

Domattina mi sa che devo rifornire il frigorifero... prevedo un discreto via vai!
E pensare che qualche giorno fa sembrava che nessuno riuscisse venire....

PS. Per la cronaca sta provando Ron. Vabbè... era solo per avvisare...

giovedì 31 maggio 2012

E' meglio iniziare da piccoli!

Riunione di fine anno con le maestre del nido di Filippo. Unico papà presente, ma questo è un dettaglio. Inizia un’interessante presentazione in PPT dal titolo: “Verso l’autonomia”. Si tratta del percorso che ha caratterizzato i bambini più grandi: l’obiettivo era di abituarli a fare le cose da soli per essere pronti alla scuola materna. Osservo concentrato le prime foto: bambini che si occupano di travasi, di incastri, di lavori manuali al tavolo del falegname o in cucina. Le maestre ci raccontano i progressi e quanto avvenuto. Sembrano molto contente del cammino dei nostri bambini. Filippo per ora non appare, prima o poi arriverà. Ho voglia di vedermelo proiettato: mi fa simpatia  la possibilità di  osservare quanto ha fatto. Anche perché ogni volta che gli chiedo che cosa ha fatto all’asilo o tace o risponde: “Bene!”. La curiosità sale. Ad un certo punto eccolo. Cosa??? Vedo Filippo e un suo compagno – concentratissimi - alle prese con il  ferro da stiro e asse, tutti intenti a stirare qualcosa. Stanno davvero stirando! E con che postura: sembrano dei professionisti! Controllo meglio… sì è proprio Filippo. Mi scappa la battuta: “Urca, li state addestrando fin da piccoli!”. Risata. E si procede.
Altra serie di foto: bambine che puliscono l’insalata o preparano le carote, bambini alle prese con gli incolli di forme geometriche (mo’ mi spiego perché una decina di giorni fa per Filippo ogni cosa che prendeva in mano per lui era un triangolo). Ecco, riappare Filippo addirittura protagonista in una serie di foto.  Guardalo - penso - che carino e che omettino mentre si mette un grembiule, spinge il carrello, posa i piatti sui tavoli, dispone i bicchieri e le posate. Seleziona e abbina con cura  i tovaglioli dei suoi compagni. Le maestre spiegano che i bimbi a turno apparecchiano e il giorno del book fotografico era il turno di Filippo.  E s’è guadagnato il centro della scena. Comunque Filippo così attento, concentrato e preciso non l’avevo mai visto.
Termina la presentazione: le maestre si dicono soddisfate del percorso svolto dai nostri bambini, ci offrono un’ottima torta e dopo qualche battuta con le altre mamme saluto e ringrazio.
Il momento in sé è stato molto sereno e tranquillo… ma non mi escono dalla testa le foto di Filippo, mentre stira e apparecchia. Non so ma avrei preferito vedere Filippo con in mano un martello, cion una sega, con un saldatore, che ne so!
Non c’è nulla da dire: l’impostazione pedagogica degli asili nido è troppo avanti. Maschi  ben formati e capaci ad ogni evenienza, fin da subito! Prendili in tenera età e il gioco è fatto. I maschietti devono capire da subito che cosa li attenderà: la rivoluzione è in atto ed è inarrestabile! Le pari opportunità, la divisione dei compiti, l’uguaglianza tra uomo e donna dentro un nido non sono semplici slogan, sono realtà!
Quindi vorrei tranquillizzare quelle donne che ritengono ancora la figura maschile non abbastanza coinvolta nella vita familiare, e soprattutto non capace di badare alla casa: consolatevi perchè quanto magari vi tocca ancora sperimentare, ormai è superato. Il domani scriverà scenari diversi. Potete dire alle vostre bambine che sono attese  da un futuro diverso!

- 2: tranquilli funziona tutto! Pare.

Vi posso assicurare che funziona tutto (almeno pare).
Per la precisione. L'illuminazione di tutta l'area mi sembra adeguata. Gli altoparlanti sono ok! Si sente davvero bene.
 Ottima pure la definizione dell'immagine degli schermi giganti, quindi anche chi è lontano dal palco (e per lontano intendo oltre 1km) potrà capire che succede.
Le previsioni del tempo sembrano scongiurare piogge nei momenti più importanti. Chi stava già immaginando di buttarsi nella vendita - abusiva - di mantelline anti-pioggia immaginando guadagni stratosferici,  deve disidire gli ordini.
Rimane, per chi abita da queste parti, l'attesa e la curiosità rispetto all'invasione annunciata... ma ormai manca molto poco. E se ne potrà parlare quasi in diretta!

Ma lasciamoli fare

Da interventista convinto (in fondo sono pur sempre un ansiopapà) a teorizzatore del federalismo familiare. Nessun fraintendimento politico: semplicemente una rivalutazione di spazi educativi caratterizzati dal “lasciamoli fare!”. 
Ma che imparino a gestirsi da soli almeno un po’ del loro  tempo e dei loro spazi. 
Che si abituino a costruirsi momenti che devono riempire da soli e visto che lo possono fare che sfruttino l’occasione. In fondo non è sempre possibile essere costantemente appiccicati a loro: a proporre, fare, gestire, occupare, dirimere, inventare, giocare.
Insomma dirigere  ogni nanosecondo della loro esistenza.

Ma che può succedere mai? 
Che si annoino?  Se mai succedesse non è una pestilenza. 
Che litighino? Lo fanno anche se ci sono di mezzo io. 
Che facciano disastri utilizzando le cose a modo loro? Vabbè tanto la nostra casa è per natura sempre al limite del “casino cronico”.

Ma lasciamoli fare! 
Ogni tanto ci vuole. Ripeto: che potrà mai succedere? 
Forse che Beatrice metta Filippo sul carellino dell’Ikea e lo porti in giro per la casa fingendo di essere la guida del parco dei dinosauri? “Guarda quello è un T-Rex! Eccoci al Triceratopo”; Filippo: “Bello! Guarda che gigante!”.
O che Beatrice si metta a leggere il libro dei Barbapapà… leggere? 
Si fa per dire (ha 5 anni). A inventare, grazie alle immagini, storie verosimili, con Filippo che dopo qualche minuto comincia a protestare: “No, non è così, hai sbagliato!”. E Bea risponde:” Filippo! Sto leggendo io… non è sbagliato!”. 
E via di sto passo fin al cambio del libro. 
Oppure che Filippo spada in “resta” insegua Bea chiamandola alla battaglia? Con Bea che giustamente fugge avendo fiutato il pericolo.
O che prendano le coperte del divano (dopo un aiutino del papà) costruiscano una tenda, anzi no: la loro nuova casa, dalla quale poter simulare una reale vita di famiglia?
O che Beatrice (sì, sempre da lei si parte… d'altronde le femmine sono troppo avanti) imponga a Filippo di giocare "all’asilo" dove lui deve fare il cucciolo e lei la maestra. “Fai questo, fai quello, stai in piedi, siediti, vai di qua, vai di là… ecc.",  finché Filippo (maschio sì, ma non del tutto rimbambito) si ribella e dice: “Basta. Sono stufo di fare il cucciolo!” 
(… comunque in questo caso lo rassicuro: “non ti preoccupare, questo gioco ti aiuterà a diventare  un discreto  marito”).
O che si mettano a ritagliare, per il loro nuovo super collage,  il bollettino per pagare la tarsu: vabbè mica è colpa loro se lo avevo appoggiato nel posto sbagliato.

Ma lasciamoli fare! 
La loro fantasia sa bruciare i tempi morti.  Se si abituano i bambini a giocare, poi  la loro gestione del tempo diventa più semplice e molto più dinamica. E, senza alcun tipo di rimorso, diventa più semplice anche la mia.
Lasciamoli fare!
Che si allenino a non annoiarsi. Ad essere ideatori e  protagonisti delle loro trame!
Tanto succede sempre che prima o poi ritornino alla base: "Papà, ci aiuti a fare questo?", "Mamma, giochiamo a...". 
Va bene così. 
Appena si può: lasciamoli fare!


mercoledì 30 maggio 2012

- 3: pronti gli ombrelli?

Purtroppo la natura a volte può fare davvero brutti scherzi!
Spesso si pensa a tutto. Ogni dettaglio al suo posto e se bisogna mettere insieme quasi un milione di persone per un evento l'attenzione ai particolari è spesso decisiva. Il tutto è segno di efficienza e di responsabilità.
Ma da ieri una delle tante preoccupazioni riguarda ciò che non è organizzabile: il tempo! Per domenica è prevista pioggia... e non pioggerellina: temporali da metà mattina! Nel bel mezzo della S. Messa... sarebbe un bel problemino.
E' mercoledì, mancano ancora tre giorni e le perturbazioni potrebbero virare, rallentare o accelerare... e forse anche miracolosamente evitare il luogo dell'evento. Chissà. Sperèm, come si dice da queste parti.
Comunque un particolare di cui tener conto potrebbe essere proprio questo: e se piove?
Sotto allora a munirsi di ombrelli o di forme alternative di impermeabilizzazione corporea... val la pene essere ben preparati!




Fare cambio: che voglia! O che tentazione?

Quando vedo i miei figli in difficoltà per qualsiasi cosa vivo la voglia – o la tentazione – di fare cambio. Ci sono dei momenti in cui vorrei potermi sostituire a loro in modo che possano affrontare e superare rapidamente quanto in quel momento magari li turba, li mette in difficoltà o addirittura li fa soffrire.
Mi capita quando vedo Beatrice, ad esempio,  alle prese con  le sue prime sofferenze legate ai piccoli dispetti che subisce (probabilmente ne fa pure… non è una santa) dalle sue amiche, che la portano a chiudersi in se stessa. 
Mi succede quando vedo Filippo che vorrebbe fare una cosa o raccontare un suo pensiero, ma non riesce: il suo sforzo a volte  mi intenerisce. Che voglia di farlo al suo posto per vederne il sorriso e non la fatica. 
Mi succede quando li vedo star male: febbre, tosse, dolori vari… e a me, nonostante cerchi di farmi contagiare per fare qualche giorno di sana malattia a casa, non capita mai nulla. 
Mi succede quando sono tristi o delusi; quando non riescono ancora ad accettare alcune regole o impegni e quindi si ribellano.
Istintivamente mi viene voglia di  sostituirmi a loro affinché possano essere preservati da ciò che in qualche modo ne mette a nudo le loro fragilità o le difficoltà naturali. 
Ma non solo: poter fare -  o sistemare – al loro posto renderebbe comunque tutto più agevole: meno fatiche, meno volti tristi, meno delusioni… e meno pensieri per me.
Il mio "stare in pensiero"… allora, per dirla tutta,  il volere sostituirsi a loro significa non solo desiderare di diminuire certe loro difficoltà, ma togliere da me il disagio di vederli come non vorrei. 
Fare cambio quindi può diventare non una semplice voglia, giustificabile e quasi naturale, ma anche una piccola tentazione. Anzi una doppia tentazione: verso i miei figli perché rischierei di non far vivere a loro in pienezza quanto è naturale vivano; verso di me perché mi costruirei uno scenario non reale, un po' romanzato magari. 
Invece le difficoltà ci sono ed è giusto che siano affrontate e vissute  fino in fondo, anche se questo spesso può pesare molto ai bimbi e di conseguenza anche a me.
La speranza che i miei figli possano viverne il meno possibile (le difficoltà e le fatiche mica si devono per forza cercare), non deve spingermi a togliere loro quelle che comunque arrivano: solo affrontandole e non fuggendole, diventano ostacoli superabili. 
E forse anche utili. Anche per me!
Senza scomodare, inoltre, la retorica della responsabilizzazione a tutti i costi, con l'umana e serena convinzione che nessuno può vivere la vita degli altri... soprattutto quella dei figli.

martedì 29 maggio 2012

- 4: meglio rassicurare e precisare!

Il sindaco di Milano, Pisapia, ha annunciato che i pellegrini che saranno ospiti nella sua casa avranno una cuoca d'eccezione: sua moglie!
A me basta tranquilllizzare i sei pellegrini che verranno da me: mia moglie non ci sarà! Tranquilli non correrete nessun pericolo!

Cuoca? Mangiare? Andiamoci piano. Ospiterò sei persone: amici che giungono da lontano (5 abruzzesi e un friulano... bell'abbinamento vero?), ma al cibo mica ci avevo pensato! E non ci voglio pensare!

Tra testimonaze, veglia e S. Messa passeranno tutto il tempo (ore pasti incluse) sulla spianata davanti al Papa, mica avranno la preoccupazione del cibo!
Vabbè, offirò la colazione, mi impegnerò e sarà abbondante ma per il pranzo e la cena li dovrò avvisare: la cucina rimarrà chiusa! Già che ci penso potrei preparare il sacchetto - rigorosamente di carta -  del Pellegrino: panino col cotto, mela, merendina e succo alla pera (sì, pera è il più sobrio). No, la birra, no! Caro Mimmo la tua Ceres te la scordi!
Eccavolo: moglie con figlia venerdì volano a Londra. Con la scusa dell'impraticabilità di Bresso (manco in bibi si potrà circolare per due giorni) le due femmine di casa hanno preso la palla al balzo e si sono prenotate da amica londinese per we lungo nella City.
Filippo, invece, visto che il suo letto è stato appaltato verrà adottato per due giorni dalla suocera. E' più sicuro dai nonni che non dal papà a rischio "andiamo a vedere che succede": e se lo perdo?
Quindi ribadisco: cucina chiusa! Lasciamoci nutrire dallo Spirito e dalle sante parole che verranno pronunciate: "Non di solo pane vive l'uomo!".

Devo accogliere e ospitare... ma alla fine sono a casa da solo praticamente per due giorni! Mica capita spesso: fuori ci sarà il mondo, ma la casa sarà tutta mia! Ma perchè è già finito il campionato?
Che tentazione: solo, tranquillo e pacifico praticamente in mezzo all'evento più popoloso dell'anno? So che Dio mi capirebbe... e cheddire di Gesù che spesso si ritirava in luoghi solitari a pregare?
Meglio non tirare troppo la corda della volontà divina...

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