Bea e Filippo

Bea e Filippo

venerdì 8 febbraio 2013

Con rispetto, papà

Questo Post partecipa al Blogstorming sul tema del mese: il rispetto.

Mio papà manca da 13 anni. Ha fatto appena in tempo ad andare in pensione, a iniziare a dedicarsi a quello che gli piaceva. Poi improvvisamente è volato via. Di botto, senza far rumore. 
Di lui ho un sacco di ricordi che mi porto dentro. Sono ancora molto vivi. Era un tipo semplice, granitico. Plasmato e integrato nella sua (e mia) terra,  una Valle semi alpina con le sue asprezze, con le sue bellezze, con i suoi ritmi e operosità. Con il suo salutare  e limitante isolamento.
Spesso silenzioso, un po' rude, ma capace di sorrisi e passioni. Sempre attivo, per nulla incline al far nulla o alla dispersione, ma capace di coltivarsi amicizie, di trovare lo spazio per l'impegno civico.
Un uomo, per certi versi, di un'altra epoca. Stava in casa pochissimo, noi figli eravamo affidati alla mamma. Soprattutto da piccoli con noi poche parole, molti sguardi... e quelli severi valevano di più di mille paternali o sculacciate. A lui non sono mai servite.
Pochi complimenti, non ci esaltava mai, neppure se lo meritavamo, almeno in pubblico o apertamente di fronte a noi. Lasciava trasparire un certo orgoglio, ma ogni conquista mia e di mia sorella era il nostro dovere... il minimo che ci toccava.
Col passare degli anni s'è trovato di fronte due figli un po' tosti... non ribelli o scapestrati, ma pieni di domande, di iniziativa, di voglia di uscire la piccolo mondo alpino. Due figli diversi: mia sorella poco malleabile e anima di numerosi conflitti, io apparentemente più saggio e pacato, di fatto anarchico nel sottobosco... facevo quel che volevo senza far troppo rumore.
Sono stati anni dove lui è stato risucchiato nella necessità di un dialogo maggiore, a volte acceso in altre pacato. Non ha respinto questo suo dovere, ma non era abituato... e alle molte parole scambiate con noi figli seguivano ampi silenzi. I suoi silenzi. Spesso mi chiedevo che cosa frullasse nella sua testa.
Perché parlo di mio padre, non è neppure il suo anniversario? Dopo 13 anni perché mi preoccupo di ritracciarne i contorni? Perché se esistesse una parola che ne potesse racchiudere sinteticamente la cifra della sua esistenza, questo termine è il rispetto. Mio padre mi ha trasmesso tanto.  Più con i fatti che con le parole, ma tra tutto quello che per lui era essenziale che noi figli imparassimo e vivessimo al primo posto c'era il rispetto. Forse esagero, ma è una licenza che mi concedo volentieri, ma per me il rispetto è lui. (speriamo che in questo caso non mi senta).
Per lui il rispetto aveva dinamiche e volti diversi.
Il rispetto in casa... di chi ci abitava e di chi passava.
Il rispetto per le figure autorevoli del paese... a volte a prescindere magari dalla loro reale consistenza morale, ma quel rispetto era dovuto al "valore dell'abito". 
Il rispetto delle regole. Il rispetto degli impegni presi.
Il rispetto delle parole.
Il rispetto degli anziani... dei "noss vecc", sempre carichi di storia, sacrifici e insegnamenti. 
Il rispetto delle tradizioni, della festa.
Il rispetto degli altri, anche di chi per vari motivi lo aveva fatto soffrire. 
Il rispetto delle idee, anche di quelle che criticava o osteggiava. 
Il rispetto dei boschi, degli animali (le pecore della nonna o i suoi cavalli), della nostra vigna, dei prati .... da rispettare perché era parte della nostra vita.
Il rispetto del lavoro. Dei sacrifici e delle fatiche... mai sfuggirli.
Il rispetto del dolore e della morte. Non temerli, né arrendersi di fonte a loro: imparare a viverli come parti ineludibili della nostra vita.
Per lui il rispetto era sacro, non me lo ha mai spiegato nel suo significato semantico, me lo ha mostrato e trasmesso. Forse anche nei limiti di un eccesso di zelo... non so.
Anche lui aveva, come tutti, le sue contraddizioni. Non era perfetto - chi lo è? - ma da uomo semplice è riuscito a farmi entrare dentro il senso del rispetto. 
Non ne riesco ad argomentarne le implicazioni socio filosofiche, non riesco a dipingerne contorni letterari particolarmente appetibili... riesco a evocarne l'esempio vissuto, fatto di attenzioni, di passione, di silenzi, di cura delle cose, di impegno, di passi indietro o in avanti quando necessario. Fatto di stima. Attento a non ferire o a chiedere scusa. 

4 commenti:

  1. Che bel post pieno d'amore per il tuo papà :D!

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  2. Ho scoperto questo blog tramite il blogstroming, su cui ho scritto! Il tuo post è bellissimo, e ti faccio i complimenti,. Tuo padre mi ricorda molto il mio.
    E ho scoperto che abbiamo una cosa in comune....due bambini...la prima Beatrice e il secondo Filippo...grande scelta!!

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