Bea e Filippo

Bea e Filippo

giovedì 7 novembre 2013

Dall'antibiotico alla fiducia

Stasera in farmacia. Una mamma in fila davanti a me. Si avvicina al banco e chiede al farmacista di turno: "Scusi dovrei prendere l'antibiotico per mia figlia, ma vorrei sapere se, secondo lei, si tratta già del virus influenzale o è un semplice raffreddamento con febbre? Fuori fa ancora caldo, non capisco cosa possa essere successo, le che ne pensa?"
Il farmacista la osserva un po' sorpreso e le risponde con molta calma: "Signora, faccia quello che le ha detto il pediatra... sinceramente non saprei dirle di che tipo di malattia si possa trattare... io vendo farmaci, non faccio diagnosi". "Lo so ma se inizio a novembre a dare l'antibiotico, poi con le influenze invernali cheffaccio? Almeno mi dica se ne sta vendendo anche ad altri?". "Bhe, in questi giorni qualche caso si è verificato, ma non si tratta di statistica, ma di salute, bisogna fidarsi del pediatra, secondo me". Conclude il farmacista, le prende la ricetta dalle mani e le consegna quanto prescritto.

Ascolto tra il divertito e lo sbigottito. Quella mamma ha a fianco la figlia che ogni tanto, nel suo pallore evidente, emette qualche colpo di tosse diciamo bello tosto.
Guardo la ricetta della mia pediatra che nel pomeriggio ha visitato Bea. Pure a me tocca comperare l'antibiotico. Bea s'è fatta due giorni di febbre alta, tre giorni sfebbrata e poi ci risiamo: ancora febbre. In mezzo tosse costante che di notte evolveva in "abbaiante", con i rimedi soliti perchè non degenerasse in spasmo laringo faringeo, che in passato ci ha spaventato non poco.
Dicevo che, anche a Bea, il pediatra ha prescritto l'antibiotico. Gola arrossata, inizio di otite, catarro, febbre. Tosse abbaiante. Tanto basta. Areosol e antibiotico. A casa qualche giorno e si rimetterà in sesto.
"Bisogna fidarsi dal pediatra", mi risuona questo consiglio del farmacista. Mi sembra ovvio, quasi scontato... ma non sempre è così. In questi anni, tante volte ho letto e sentito pareri discordanti. 
Di chi, nonostante le prescrizioni e le diagnosi, non usa farmaci. Di chi nonostante la richiesta non fa vaccinare i figli. 
Di chi oggettivamente non si fida e sottopone i figli a supplementi di visite. ecc. 
Ma non solo rispetto alla salute: chi critica le maestre, il falegname, l'elettricista, l'architetto.... ormai siamo tutti esperti di tutto.

Per scelta mi fido di chi fa un mestiere specifico diverso dal mio. 
Mi fido del pediatra e dell'elettricista. Del dentista e dell'idraulico. Del cardiologo e delle maestre. Del contadino e del fisioterapista. Dello psicologo (soprattutto se si chiama Stratobabbo).
Non sto equiparando funzioni diverse come se tutto avesse lo stesso valore. Sto solo dicendo che non conoscendo (e leggere su internet info di vario tipo non significa conoscere, ma semplicemente essere un po' più informati... e non è la stessa cosa) la medicina, l'elettricità, i principi della termodinamica, la biologia, le tecniche della didattica, faccio fatica a giudicare e a non fidarmi del lavoro altrui. Per principio. 
Questo non significa che a volte ci si trovi di fronte a risultati deludenti... che possa succedere di mal riporre la fiducia. Non vuol dire che non io stia attento e cerchi di capire, di farmi spiegare. Non vuol dire non informarsi e magari confrontarsi. Vigilanza, attenzione, senso critico e fiducia mica sono nemiche!
Ma credo sia molto più pericoloso mettere sempre in discussione la professionalità di chi fa un mestiere diverso dal nostro. 
Trasformarsi in professionisti "per un giorno" solo per millantate conoscenze, spesso estemporanee, secondo me è pericoloso... soprattutto in campo medico. Molto pericoloso, a volte. Facciamolo su noi stessi - se ci va - , non sui nostri figli...

Quindi il problema non è il mese (novembre o febbraio), il  problema è la diagnosi: se l'antibiotico fa guarire mia figlia, non bado al periodo o alle temperature esterne! Glielo do, e basta!




12 commenti:

  1. sono d'accordo al 100%. anzi, considero molto importante il parere di un esperto e chiedo consiglio se ne ho bisogno. per esempio se mio figlio fa i capricci o ha un comportamento che non riesco a gestire chiedo alle sue maestre dell'asilo come comportarmi. conosco genitori che hanno cambiato asilo al figlio perchè scocciati dai consigli - secondo loro troppo invadenti - delle maestre. conosco genitori che hanno cambiato pediatra perchè non assecondava le loro richieste (cosa che invece io considero segno di professionalità e serietà, guardacaso i medici che assecondano le più bizzarre teorie sono quelli a pagamento...). riguardo agli antibiotici, il farmacista probabilmente preso alla sprovvista o semplicemente scocciato da quelle domande, ha dato uan risposta incompleta, in quanto l'antibiotico non cura infezioni virali ma solo batteriche, dunque visto che la signora in questione mostra di non saperne davvero una cippa farebbe bene ad affidarsi al pediatra. e poi che discorso è che siamo a novembre e allora chissà cosa dovrà darle a gennaio? se una persona sta male sta male, se è un'infezione batterica deve prendere l'antibiotico, o potrebbe aggravarsi... quando gli antibiotici non c'erano si moriva di polmonite! oltre al fatto che probabilmente la bambina continua ad andare a scuola e dunque infettare i compagni. gli antibiotici così come le vaccinazioni sono un dovere non solo nei nostri confronti ma nei confronti di tutta la società. oltre al fatto che magari sta male ora e non è detto che si ammali di nuovo nei prossimi mesi, non c'è alcuna correlazione e nessun aumento di rischio col passare dei mesi. tornando al discorso dei pediatri, il mio primo figlio il primo anno di asilo si ammalava in continuazione di bronchite, avrà preso l'antibiotico almeno 5-6 volte in un anno. passato quell'ano poi non ha avuto mai più una bronchite. mi sono chiesta più volte se non fosse esagerato dargli l'antibiotico ogni volta, anche perchè davvero certe volte quella che sembrava una banale tosse all'ascolto del pediatra era bronchite (mentre ora può avere la tosse più catarrosa e brutta ma il pediatra dice di non fare niente e passerà da sola). parlando con altre mamme che avevano lo stesso pediatra invece mi hanno detto "si è bravo, ma non dà mai l'antibiotico, tocca tenersi il bambino con la tosse". ecco, questo è emblematico di come la percezione delle persone sia distorta dalle convinzioni e dall'esperienza personale. è davvero difficile però riuscire a capire perchè un antibiotico a volte è indispensabile, a volte inutile e non sei tu a poterlo stabilire, ma un medico. forse un po' di biologia in più nelle scuole dell'obbligo però aiuterebbe...

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    1. Incisiva e concreta come sempre... grazie!

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  2. Anch'io sono assolutamente d'accordo con te. Purtroppo oggi ci si affida a San Google per tutto, consigli medici, consulti psicanalitici, problemi tecnologici.
    E come dici tu finché si tratta di scegliere questa o quella marca di smartphone è un conto, ma quando è in ballo la salute è tutta un'altra cosa.
    Conosco tante, troppe, persone che si dichiarano contrari agli antibiotici, o ai vaccini, perché si sono improvvisamente scoperti naturalisti, o bioqualcosa, o perché hanno letto un millantante articolo su internet.
    Citando Nanni Moretti "Va beh. Continuiamo così, facciamoci del male!"

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    1. Non sopporto i tuttologi...e in generale nella mia storia i medici ci hanno sempre aiutato un sacco, facendo bene il loro lavoro.

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  3. Hai ragione eccome. Bisogna fidarsi della professionalità di chi si ha davanti,  anche se umanamente non è mica così facile trovarsi. Ma è un altro discorso.
    Personalmente quel che mi turba è immaginare conflitti di interesse celati nella lista lunghissima di farmaci con cui esco ogni volta che consulto un dottore e soprattutto il pediatra (vivo in Francia).  La medicina è eccezionale ma gli effetti collaterali esistono anche e soluzioni/consigli complementari pure, ma non mi vengono mai forniti.
    Il discorso antibiotici poi è complesso.  È vero che se servono servono. Ma è anche vero che se ne è abusato e de ne abusa ancora a scapito della stessa salute e anche dell'ambiente,  perché nessuno ci pensa ma antibiotici assunti (e spesso anche quelli buttati via, se non smaltiti per le giuste vie) finiscono nell'ambiente. Con effetti pericolosi per l'ambiente e per la diffusione del meccanismo di resistenza. Ma dico cose stranote, solo per dire che il disagio a prenderli non è del tutto immotivato.

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    1. ... giusto, nulla va preso alla leggera.

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  4. Concordo, però devi ammettere che in questi anni un po' di esperienza ce la siamo fatta anche noi, e sappiamo riconoscere un semplice raffreddore da qualcosa che non passerà facilmente. Mi capita di sentire un piccolo colpo di tosse e pensare "ecco ci risiamo, ci tocca l'antibiotico" oppure al contrario, assistere ad un febbrone scoppiato all'improvviso e dire "non e' niente, basta il paracetamolo". Difficilmente sbaglio, comunque il pediatra lo sento sempre!!!

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    1. L'esperienza aiuta... infatti noi dalla pediatra ci andiamo solo quando vediamo che è necessaria, con tutto quello che poi ne deriva.

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  5. concordo in toto e davvero non capisco tutta questa diffidenza per i farmaci ed i vaccini.
    E' un dato di fatto che la mortalità infantile in Europa sia diminuita e la vita media si sia allungata, o no?
    Certo, anche io a volte faccio di testa mia, ma solo quando la pediatra mi consiglia il solito sciroppo ai propoli amaro che so già che mio figlio non ingurgiterà mai neanche sotto tortura (ci ho già provato n. volte)...in quel caso lascio perdere, significa che non è grave!

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    1. ... io sono inadempiente sugli areosol... dovrò farmene una ragione!

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