Domenica per Beatrice era una giornata speciale: era stata invitata alla festa di compleanno di una delle sue migliori amichette. Emizionata si è preparata in largo anticipo, scrivendo personalmente il biglietto d'auguri, confezionando il regalino con la carta rosa accuratamente selezionata da lei e indossando per l'occasione il suo vestitino preferito. Vedere in una bimba questo senso di impaziente emozione per un momento atteso mi ha generato un misto di tenerezza e simpatia.
Giunti alla casa della festeggiata i bimbi invitati hanno subito iniziato un gioco libero in attesa dell'animatrice, mentre noi genitori ci siamo messi a chiacchierare del più e del meno.
Ad un certo punto Beatrice esce dalla cameretta piangente, inseguita dagli altri cinque bambini che le urlano che è piccola (Bea, nel gruppetto di bimbe effettivamente è, per un mese la più giovane di tutte). L'istinto del genitore protettivo mi ha spinto subito ad abbracciarla, ma nel tentativo di relativizzare mi sono limitato a dirle di non frignare perchè si trattava semplicemente di un gioco e di reagire (o forse dovevo dirle di far finta di nulla e imitare Ghandi?). Dentro di me però ribollivo: era un gioco scemo e se un bimbo piange tra l'indifferenza degli altri significa che è un gioco che non funziona, ma questo era un dato che doveva - questa è la mia opinione - essere in qualche modo evidenziato dagli altri genitori presenti. Invece nulla, indifferenza e silenzio sull'episodio come se alla fine il problema fosse il pianto inopportuno di mia figlia, non il gioco inutilmente cattivo che si erano inventati. Avrei voluto dire ai bambini che se un gioco fa star male qualcun altro non è più un gioco e lo avrei voluto fare con fermezza. Ma il contesto in quel momento mi ha trattenuto.
Tutto si è comunque risolto in un attimo, l'arrivo dell'animatrice a ricondotto il tutto alla festa di compleanno e Beatrice si è ributtata nella festa senza problemi. Festa poi riuscitissima con tutti i bambini molto contenti dell'esito.
Anche dopo, nel tornare a casa, mi è rimasto un groppo che ho fatto fatica a mandare giù: raramente in pubblico difendo i mei figli, anzi spesso al parco quando giocano con altri bimbi se ci sono piccoli screzi non intervengo mai perchè credo nella loro capacità di risolvere il problemi per conto loro, e spesso funziona. Se però vedo che i mei accennano a prepotenze o a inutili capricci ho pronta la ramanzina di rito senza sconti. Quello che faccio davvero fatica a tollerare è l'inutile "prevaricazione" o le piccole malignità gratuite che a volte bimbi coalizzati sanno indirizzare con particolare efficacia verso la "vittima" designata. Ma ancor di più mi irrita il silenzio di alcuni genitori, come se non fosse mai necessario intervenire.
Sono un papà sbagliato? Meglio, vista la completa sintonia sul tema, siamo genitori sbagliati?
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