Bea e Filippo

Bea e Filippo

martedì 19 marzo 2013

Diventare Papà

.... in occasione della festa del papà mi "riprendo" un post che ho scritto qualche tempo fa per IpadMamma.

Nessun fulmine a ciel sereno. Bea e Filippo sono figli voluti, cercati per dare “compimento” alla nostra famiglia. 
Che parolone. Ma non saprei come esprimermi in modo diverso. Ma una famiglia non è un’entità astratta: c’è una mamma, un papà, e i figli (uno o di più non importa).
Ed io sono il papà.
Non sono nato papà, lo sto diventando.
La nascita di un figlio per quanto attesa, desiderata, destinata al contesto migliore che si possa offrire, genera un piccolo sconvolgimento esistenziale. Per me è stato così.
Quella creaturina (prima Bea e poi Filippo) che ho cominciato a prendere in braccio, in modo quasi impacciato, pochi istanti dopo la sua nascita, ha aperto orizzonti nuovi.
Diventare padre è stata anzitutto un’emozione enorme. Di quelle che non si scordano per il resto della vita. Di quelle che stupiscono. Che commuovono.
E’ stato una specie di nuovo inizio: i figli il tuo mondo un po’ te lo ribaltano. Cambiano i tempi, i ritmi, le priorità, la prospettiva sulle cose… non necessariamente ti cambiano dentro, ma fuori eccome. Ma se cambi fuori, un poco alla volta cambi anche dentro.
Diventare padre ha voluto dire cominciare ad imparare, e in fretta, una marea di cose. Senza libretti d’istruzione. Non lo si fa da soli… con mamma accanto.
Ma il cammino, per quanto bello e affascinante, non ammette deroghe: è un continuo fare e apprendere. I figli crescono in fretta ed in fretta si deve cliccare il tasto “aggiorna”… altrimenti si perdono i pezzi.
Paradossalmente diventare padre significa da una parte rallentare certi ritmi, usare il tempo che ci vuole per fare anche le piccole cose, e dall’altra tutto va capito in fretta perché il tempo dei bimbi è lento nel fare, ma è veloce nel passare.
Come dicevo pocanzi mi sono buttato in questo nuovo inizio ed ora, rivedendo il percorso compiuto con due bambini che ora hanno 3 e 5 anni, mi accorgo che ti riscopri padre vivendone l’esperienza giorno per giorno.
Andiamo al sodo.
Diventare padre è stare accanto a loro, osservarli, metterli al centro ma non troppo (… c’è la moglie, mica lo dimentico … a molto altro che non scompare), tendere la mano e lasciare fare, abbracciare e richiamare.
Diventare padre è giocare con loro, preoccuparsi e sorridere, ascoltare e spiegare. E’ prendersi il tempo e concederlo, anche quando è poco. E’ andare oltre le apparenze per generare libertà e autostima.
Diventare padre è arrabbiarsi, e pentirsi per i modi o le ragioni. E’ palpitare per le prime volte e sorridere per gli impacci delle seconde.
Diventare padre è proteggere, ma non assillare. E’ vivere con loro, non al posto loro. E’ progettare e ripartire da capo, senza rimpianti.
Ci sarà molto di più. Lo so.
C’è certamente molto di più.
Ma è un diventare… e quindi le pagine da scrivere sono ancora moltissime.

2 commenti:

  1. Il giorno giusto per pensare ai papà, di oggi e di ieri per comprendere sempre più il ruolo fondamentale.
    Tanti auguri, dunque!

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