Bea e Filippo

Bea e Filippo

venerdì 13 dicembre 2013

In Italia: i bambini "senza ossigeno"

E' troppo forte per non parlarne. O almeno per non pensarci su e riflettere un po'. L'Atlante dell'infanzia di Save the children nel quale è contenuto il rapporto l'Italia Sottosopra, denuncia che nel nostro Paese un milione di bambini vivono in una condizione di povertà. In più ce ne sono un milione e 300.000 che si trovano in condizioni di disagio dovute alle condizioni della famiglia.
Totale: in Italia quasi due milioni e mezzo di bambini soffrono condizioni precarie. Vivono quotidianamente l'esperienza della deprivazione: poco cibo, poche possibilità, poca cultura o attività extra.
In Italia. Nelle nostre città. Accanto a noi.

Ma quello che più mi fa pensare è che il rapporto evidenzia che la condizione di questi bambini soffrono anzitutto un problema di prospettiva, di possibilità. Recise o rese estremamente complicate da una condizione precaria, ma minate non solo dalla crisi degli ultimi cinque anni. Ridotte, in verità, dalle politiche italiane rispetto all'istruzione: da noi sono anni che non si investe su formazione e conoscenza. Siamo l'ultimo Paese in europa per fondi dedicati all'istruzione. 

Quindi il problema non è solamente legato ad un presente "con pochissimo ossigeno - come si precisa nel rapporto -: cibo ridotto, nessun libro, scuola solo al mattino, niente attività extra (musica, sport, ecc.)", ma anche al futuro. La precarietà del presente condiziona una crescita culturale capace di spezzare la spirale negativa: senza sostegni dallo stato la condizione non migliora neppure col tempo. Si innesta, mi vien da dire, un'eredità al ribasso.

Tutto questo mi fa pensare. Molto. Mi turba anche un po'. Perchè non riesco a sopportare queste disparità senza soluzioni. Non mi piace pensare che il mio Paese viva ogni giorno con questo fardello, nella consapevolezza che il futuro negato a milioni di bambini determini nel lungo periodo un impoverimento generale. Quello di un'Italia che non avrà solo il problema del debito pubblico, ma quello di una popolazione culturalmente sempre più povera e quindi incapace di agganciare il futuro. Le nuove prospettive. Una crescita che non sarà mai, nel nostro occidente, meramente produttiva, ma necessariamente innovativa.

In tutto questo credo che sia necessario non solo pensare, magari intristendosi o incazzandosi, a quanto emerge da un'analisi impietosa, ma anche  provare a immaginare soluzioni. Proposte. E azioni.
Save the Children sottolinea come sia indispensabile che lo Stato ricominci a investire in "Scuola" e che ci siano "territori ad alta densità educativa, però aperti a tutti, senza distinzioni".

Ma questo basterà? In quanto tempo si potrà porre rimedio alla devastante condizione a cui sono costretti milioni di bambini ( e le loro famiglie) in italia? 
I tempi della nostra politica sono lunghi. Spesso perchè le preoccupazioni, purtroppo, sono altre. 
E se inaugurassimo i tempi della società civile?
Magari se come famiglie, insieme ai comuni, ci si facesse carico di creare spazi accessibili?
Magari disurbanizzando il sistema?

Non lo so. Prometto che comincio a guardare se ci sono esperienze in giro... ma qui si deve per forza fare qualcosa!!



2 commenti:

  1. Un tema infinito, quello delle potenzialità perdute e del senso sociale ridotto ai minimi termini ... hai ragione, noi tutti dovremmo partecipare e creare ma l'impegno è così enorme che davvero occorre trovare una leva per spostarci dall'immobilità.

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